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sabato 11 luglio 2009

La crisi Nascosta dentro il Popolo delle Libertà



E' oramai sotto gli occhi di tutti quanto sia inaffidabile questo governo. Un governo senza programma, senza idee, senza una cultura politica dominate che non sia il populismo più sguaiato. Un rigurgito di vacui spot, al più buoni per l'anteprima del tg4 e le 'simple minds' che ne fissano l'audience.

Un articolo pubblicato su L'Espresso di questa settimana è fin troppo eloquente: "Il governo Berlusconi non ha un programma. Ma se è per questo il centrodestra non ha nemmeno una cultura. Sono lontani se non lontanissimi i tempi in cui il Cavaliere si proponeva come il rappresentante domestico di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, nel nome del neoliberismo e del taglio delle tasse. Altri giorni, allorché re Silvio prometteva meno tasse per tutti e il 'sogno'. Altre estati allorché il divo Berlusconi, fra un vulcano artificiale e una serata con le señoritas si proponeva come l'interprete nostrano dello spirito neoconservatore".

In fondo, basta osservare con attenzione ciò che si nasconde dietro "l'ammuina", gli strilli e i proclami dei vari ministri e dei principali esponenti del Pdl, per capire che cosa sta succedendo. Poiché non esiste una cultura comune nella destra, "ogni protagonista si sente autorizzato a esprimere le sue manie". In altri tempi si sarebbe parlato di trionfo "dei nani e delle ballerine". Oggi visto che entrambe le categorie sono ben rappresentate nell'esecutivo, è oggettivamente difficile coniare una metafora altrettanto efficace.

È una congrega di fissati - continua caustico il corsivo - , ognuno dei quali coltiva da decenni un pensiero fisso, attraverso il quale pensa di risolvere a cascata tutti i problemi nazionali. Oltre alla signora fissata con i grembiuli a scuola, c'è quello delle impronte digitali, quello del federalismo fiscale, quello dei fannulloni nel pubblico impiego. Abolire i limiti di velocità in autostrada, mandare l'esercito nelle città. La tolleranza zero. Multare quelli che fanno pipì nei parchi. Ripristinare le pene corporali. Vietare le sigarette ai giardini pubblici. Sono le soluzioni semplici a cui si affezionano le anime semplicissime. Tutti coloro che ignorano la complessità delle società contemporanee, gli interessi in gioco, la rete degli effetti. D'altronde, il miglior "talento" del governo, Giulio Tremonti, è l'inventore dei condoni, dell'ipoteca sulla proprietà delle case, della Robin tax, della social card.

La politica economica del governo non è all'altezza dei problemi del Paese ed è controproducente ai fini dell'aggiustamento delle finanza pubblica. Non affronta le vere priorità: l'anemia della crescita, la perdita del potere d'acquisto dei redditi da lavoro e da pensione.

La differenza tra Tremonti e Padoa-Schioppa è che Padoa aumentava le tasse e candidamente lo diceva. Tremonti aumenta le tasse senza dirlo e le chiama perequazioni". Il governo che fa? Anziché fermarsi a riflettere sulla situazione, si chiude a riccio sotto il tendone del suo circo barloom. Blinda il tutto in un maxiemendamento e tira dritto a colpi di fiducia.

Del resto Belusconi, dopo lo show mediatico dell'ultimo "mezzo" consiglio dei ministri a Napoli - mancavano i ministri leghisti che avevano altri "improrogabili impegni" sic! - con l'auto-proclamazione della fine dell'emergenza rifiuti, ha annunciato, con l'usuale modestia che lo contraddistingue "di avere una soluzione per tutto". E' tornato il cavaliere del "Ghe pensi mi": come nel 2001, con la consueta manipolazione dei fatti e delle cose, volta a condizionare l'opinione pubblica.

In fondo, poi, l'operazione non è così difficile. Basta semplicemente continuare ad ignorare quale sia il problema.

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