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martedì 10 novembre 2009

Ci siamo trasferiti in www.bresciapoint.it

venerdì 31 luglio 2009

A novembre riparte il superaccelerator

Il Large Hadron Collider di Ginevra sarà riparato e si potranno scontrare i protoni



«A novembre inizierà l’iniezione dei fasci di protoni nel Large Hadron Collider di Ginevra (LHC). I lavori stanno procedendo secondo il programma e oggi si può parlare di una data precisa dell’avvio delle attività». Roberto Petronzio, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) traccia un bilancio dei lavori in corso nell’acceleratore del Cern, il più potente mai costruito, destinati a riparare il guaio che si era manifestato nel primo tentativo di accensione nel settembre scorso.

IL PROBLEMA - I fisici italiani riuniti nell’Infn partecipano massicciamente (sono circa 600 quelli direttamente coinvolti) all’impresa europea destinata a riprodurre le condizioni dell’universo esistenti appena dopo il Big Bang. Inoltre si punta alla scoperta della cosiddetta “particelle di Dio”, cioè il bosone di Higgs che spiega il perché una materia ha una massa. «Si è intervenuto su tre piani – spiega Petronzio – il primo riguardava la comprensione dell’evento, il secondo la riparazione e la terza mirava invece alla prevenzione di futuri problemi». L’accaduto è ormai chiaro: una saldatura non perfetta ha creato un arco elettrico che ha forato la guaina di contenimento del liquido di raffreddamento, l’elio superfluido che diventando gassoso ha generato un ciclone nella galleria danneggiando i magneti superconduttori. «Sono stati rimpiazzati 56 magneti – precisa Petronzio – e ricostruiti alcuni ancoraggi danneggiati ma soprattutto si lavorato nella prevenzione per evitare futuri problemi». A tal fine si sono messi a punto dei metodi e dei sistemi per identificare eventuali contatti difettosi o anomalie nel funzionamento che potrebbero generare difficoltà o incidenti. Tra i sistemi di sicurezza sono state introdotte delle valvole di sfogo del gas nel caso si verificassero delle perdite. «Il Consiglio del Cern ha stigmatizzato l’insufficiente controllo della qualità esercitato in passato – aggiunge Petronzio – ma si impara dagli errori e molto è stato migliorato. Per recuperare il tempo perduto, durante l’inverno l’acceleratore rimarrà in funzione e quindi nel 2010 saremo in linea con i programmi stabiliti». Intanto è in atto una corsa per conquistare prima di tutti la scoperta della “particella di Dio” tra il laboratorio Fermilab di Chicago e il Cern. «Noi abbiamo borsisti che hanno lavorato a Chicago e poi sono andati al Cern e questo aiuterà», conclude il presidente dell’Infn.

Giovanni Caprara

mercoledì 8 luglio 2009

Google, sfida a Microsoft


Pronto il sistema operativo
Il Google Chrome OS sarà open source (cioè liberamente modificabile dagli utenti) e farà la sua comparsa su alcuni modelli di pc portatili nella seconda metà del 2010
di ALESSIO BALBI

L'attacco al cuore di Microsoft è stato lanciato: Google ha appena annunciato la nascita di un suo sistema operativo, diretto concorrente del dominatore Windows. Il Google Chrome OS, questo il nome del prodotto, sarà open source (cioè liberamente modificabile dagli utenti) e farà la sua comparsa su alcuni modelli di computer portatili nella seconda metà del 2010.

E così, dopo essersi messa in diretta concorrenza con Microsoft Office e Internet Explorer, lanciando propri programmi per la videscrittura, il calcolo, la navigazione in rete, Google ora tenta di colpire il gigante di Redmond dove fa più male: nel campo dei sistemi operativi per personal computer, dove Windows regna praticamente incontrastato da decenni.

Secondo quanto annunciato da Google sul suo blog ufficiale, Chrome OS sarà pensato per un nuovo tipo di panorama informatico, nel quale i computer sono sempre più rivolti a internet. In questo senso sarà la naturale estensione di Google Docs (la suite di software online per l'ufficio) e del browser Google Chrome. "Gli attuali sistemi operativi sono stati disegnati in un'era nella quale non c'era il web", spiega Sundar Pichai, VP Product Management and Linus Upson, Engineering Director di Google. "Il nuovo sistema operativo dovrà essere veloce e leggero, dovrà avviarsi e portarti in rete in pochi secondi". Per questo, i primi computer a dotarsi del Google Chrome OS saranno i netbook, i piccoli portatili di ultima generazione pensati per gli utenti che hanno bisogno di lavorare e accedere a internet in mobilità.

Google era già presente nei sistemi operativi con Android, il suo prodotto per i cellulari. Chrome OS, che avrà un cuore Linux, potrà essere usato tanto sui portatili che sui computer desktop più potenti. A maggio 2009, secondo i dati forniti da NetApplications, Windows era presente in oltre l'87 per cento dei pc. Al momento, il concorrente più significativo è il Mac OS X, con il 9,8 per cento. I vari sistemi operativi Linux si dividono attualmente circa l'1 per cento del mercato.

da Repubblica

venerdì 3 luglio 2009

Internet, wi-fi gratis a Venezia per i residenti

Dal 3 luglio copertura assicurata nel centro storico, al Lido e nei parchi pubblici e centro di Mestre


VENEZIA - Partirà ufficialmente il 3 luglio con iniziative e giochi online lungo il Canal Grande, l’offerta gratuita della connessione wi-fi a Internet ai cittadini di Venezia. Il progetto è stato annunciato oggi dal vicesindaco, Michele Vianello, e rappresenta l’inizio di una serie di ulteriori passi per lo sviluppo della ’cittadinanza digitalè e per fare di Venezia un motore di sviluppo dell’innovazione basata sulla collaborazione in Rete. I residenti potranno accedere alla rete senza fili grazie al nome utente e alla password ottenuti iscrivendosi sul sito www.cittadinanzadigitale.it. La copertura sarà assicurata inizialmente in tutto il Centro storico, al Lido, nei parchi pubblici e nel centro di Mestre. Entro l’autunno si punta a connettere anche le isole di Murano e Burano e il Parco scientifico tecnologico di Marghera. Da settembre, un accesso potrà essere fornito anche ai turisti dietro la spesa di una cifra simbolica. La connettività è assicurata dalla rete a banda larga di proprietà comunale (oltre diecimila chilometri di fibra ottica posati dalla metà degli anni Novanta) gestita da Venis Spa, azienda informatica di proprietà comunale, con un investimento di 10 milioni di euro.

Il 3 luglio è stato provocatoriamente «dedicato» alla Corte costituzionale francese, che ha respinto la legge che puntava a restringere l’accesso a Internet «richiamandosi semplicemente - ha fatto notare Vianello - ai principi di uguaglianza della Rivoluzione francese». Verranno allestiti due vaporetti per un incontro tra blogger esperti della Rete e giovani delle Superiori (soprannominati «BateoCamp»), una caccia al tesoro interattiva e un incontro al Parco di San Giuliano tra giovani di Venezia e Mestre. In prospettiva, l’amministrazione punta ad allargare i servizi interattivi digitali, sia per i residenti (petizioni, segnalazioni, sportelli e certificati) che per gli operatori turistici e per le istituzioni culturali, allo scopo di aprire alla consultazione l’immenso patrimonio artistico pubblico e privato.

da Corriere del veneto

PER SOLLECITARE POSSIAMO MANDARE TUTTI UNA MAIL A QUESTI INDIRIZZI:
"Cari dipendenti pubblici comunali in primis sindaco Paroli
Vi chiediamo gentilmente di adeguarvi ai tempi e permettere a noi cittadini di avere la connessione internet gratuita.
Questo segno di progresso sarà visto da tutti noi come la vostra voglia (ndr politici) di guardare al futuro e allo sviluppo della nostra città e provincia.
Siamo sicuri che voi vi adopererete per non rimanere indietro rispetto al comune di Venezia e siamo sicuri che alle prossime elezioni ce ne ricorderemo… altrimenti poco male, provvederà sicuramente la giunta successiva.
Grazie
Nome Cognome
Via XXX e numero civico”


Comune di Brescia
uffgab@comune.brescia.it

Ufficio Relazioni con il Pubblico

urp@comune.brescia.it

mercoledì 1 luglio 2009

FREERUNNER: L`ANTI-iPHONE LIBERO E SENZA COSTI


E` basato sulla tecnologia open source e permette di navigare con wi-fi e 3G senza costi aggiuntivi. Più economico dell`iPhone, FreeRunner si prepara a spodestare il colosso Apple nel campo della telefonia mobile di terza generazione.

Aspettavate con ansia l'arrivo sul mercato del tanto atteso iPhone della Apple ma siete rimasti tristemente delusi dai suoi costi al limite della bancarotta? Niente paura, per voi affamati di tecnologia c'è un'alternativa che vi permetterà, spendendo relativamente poco, di tuffarvi nella nuova generazione della telefonia mobile: FreeRunner.

Prodotto dalla OpenMoko, FreeRunner è uno smartphone basato sul sistema operativo Linux e sullo sviluppo di software aggiuntivi open source. Permette quindi agli utenti di poter scaricare via web dei pacchetti di programmi personalizzati da altri users per i più svariati utilizzi. A parte la forma, le differenze fra il telefono Apple e il suo concorrente lower cost sono minime: un touchscreen abbastanza ampio (2.8 pollici), sensore di movimento, connessione wi-fi e 3G (senza dover pagare costi aggiuntivi d'abbonamento), un processore da 400MHz e un chipset d'accelerazione grafica sia 2D che 3D. La differenza sostanziale è il prezzo: FreeRunner costa 320 euro, contro i 500 euro medi di un iPhone "sbloccato" in Italia.

La possibilità di utilizzare programmi modificati e creati dagli utenti dalla rete, nonostante la disponibilità di scelta di FreeRunner sia nettamente inferiore a quella dell'Apple Store del melafonino, si rivelerà in futuro una scelta quantomai azzeccata: a partire del 2013 infatti la maggior parte dei telefonini utilizzerà programmi open source, portando così FreeRunner in netto vantaggio rispetto al rivale Apple, che da sempre chiude ai programmatori la sua gamma di software impedendo lo svilupparsi di versioni personali e "non ufficiali" dei software per iPhone. Purtroppo al momento lo smartphone della OpenMoko è acquistabile solo online in Europa in Francia, Germania e Gran Bretagna.

E se qualcuno di voi l'ha già acquistato ecco un link interessante:
Come iniziare con il tuo Neo FreeRunner Openmoko

Fonte

venerdì 19 giugno 2009

La prima auto a idrogeno low cost e OPEN SOURCE

La tecnologia dell'idrogeno è già iniziata, come vi ho anticipato in un mio articolo precedente; tra l'altro alla faccia di chi dice che l'idrogeno non sia la fonte del futuro, vi faccio vedere questo schema che vi mostra come dal sole si possa ricavare idrogeno a impatto ZERO. Per maggiori informazioni contattatemi pure.



Piccola, economica e superecologica.
Martedì scorso è stata presentata a Londra "Riversimple Urban Car", la prima vettura low-cost alimentata completamente a idrogeno. Secondo molti osservatori questa elegante auto a due posti, che raggiunge gli 80 km/h ed è capace di percorre 400 km con un pieno, rappresenta il prototipo dei veicoli del futuro. Ma ciò che la rende unica è il prezzo relativamente basso. Chi vorrà assicurarsi i primi prototipi (saranno sul mercato dal 2013) dovrà sottoscrivere un leasing e sborsare solo 200 sterline al mese, poco più di 230 euro.

PRODUZIONE - Prodotta dalla "Riversimple", piccola società inglese fondata dall'ingegnere ed ex corridore Hugo Spowers, è davvero un gioiello della meccanica. Tra i finanziatori che hanno partecipato alla realizzazione del progetto, c'è anche Sebastian Piech, pronipote del grande Ferdinand Porsche, il fondatore della famosa e omonima casa automobilistica tedesca. Quest'auto a idrogeno, presentata come la perfetta utilitaria del XXI secolo, è stata costruita con materiali ultraleggeri (pesa solo 350 kg), si alimenta con una cella a combustibile da 6 kw e ha 4 motori elettrici indipendenti, ognuno dei quali è collegato a una ruota della vettura. La Riversimple sul suo sito ufficiale dichiara di essere un'azienda che costruisce auto a basso consumo energetico usando "un approccio radicale per la mobilità personale".

COSTI E CARBURANTE GRATUITO - Oltre a utilizzare una tecnologia altamente innovativa la società inglese ha fatto sapere che non venderà le automobili secondo il metodo classico, ma effettuerà dei leasing ventennali: il cliente pagherà ogni mese circa 235 euro, ma nel prezzo sarà incluso anche il carburante che servirà ad alimentare la vettura. Entro la fine di quest'anno la compagnia spera di produrre i primi 10 prototipi, mentre è già stato firmato l'accordo con la BOC, azienda britannica che rifornisce gas, per l'installazione di stazioni di servizio a idrogeno nelle città dove i prototipi saranno lanciati.

IMPATTO AMBIENTALE E OPEN SOURCE - Per sviluppare quest'auto gli ingegneri della “Riversimple” hanno lavorato per nove lunghi anni. Tuttavia secondo Sebastian Piech non è stata fatica sprecata perché la vettura rappresenta un'autentica rivoluzione. Oltre ad essere costruita con materiale al 100% riciclabile, il suo tasso d'inquinamento è innocuo. Per ogni km percorso la "Riversimple Urban Car" immette nella atmosfera solo 30 grammi di anidride carbonica. Le auto più ecologiche che oggi circolano nelle nostre città ne immettono almeno 150 grammi. Inoltre il rampollo della casa automobilistica tedesca afferma che la nuova forma di pagamento che offre il carburante gratuitamente stimolerà le persone a non cambiare continuamente auto, ma a utilizzare sempre la stessa. «Non state comprando un prodotto» dichiara entusiasta Piech al Times di Londra. «Siete in procinto di acquistare un servizio di trasporto personale». Dello stesso avviso John Constable, presidente di Riversimple: «È qualcosa di più di una semplice auto ecologica». Per accelerare lo sviluppo della tecnologia, la società ha deciso di seguire la filosofia "open source": chiunque volesse migliorare questo progetto potrà consultare gratuitamente sul web il design e il motore della vettura.

IN ITALIA – L'interesse per le auto a idrogeno non è una prerogativa del mondo anglosassone. Lo scorso 10 febbraio è stato presentato dall'onorevole Costantino Boffa e coofirmato da una cinquantina di parlamentari italiani, un progetto di legge intitolato "Misure per il sostegno dello sviluppo di sistemi di mobilità ad alta sostenibilità con impiego di idrogeno e carburanti ultrapuliti di nuova generazione di origine biologica". Partendo dalla tesi che "occorre affrontare con urgenza e in maniera effettiva le sfide poste dai cambiamenti climatici" e dopo aver rilevato le cifre allarmanti presentate dalla “Direzione energia e trasporti della Commissione europea” (in Italia la mobilità delle persone su autovettura privata è aumentata del 214% negli ultimi 30 anni), la proposta di legge intende promuovere “una mobilità pulita e sostenibile, con impiego di idrogeno e di combustibili gassosi di nuovissima generazione di origine biologica, a ridottissimo impatto ambientale”. La norma istituisce per 5 anni un “Fondo nazionale per il sostegno in favore della ricerca” che erogherà i finanziamenti annuali pari a 20 milioni di euro ai migliori progetti ecologici.

Le IMMAGINI

di Francesco Tortora da Corriere della Sera

martedì 16 giugno 2009

Il parlamento francese passa a Linux


di: Vincenzo Ciaglia

Dopo aver scelto di passare completamente a GNU/Linux, il parlamento francese si prepara al momento in cui molte scrivanie dei propri dipendenti migreranno ad Ubuntu. A partire Giugno 2007, infatti, circa 1154 computer desktop saranno equipaggiati con GNU/Linux. Lo ha deciso l'Assemblea Nazionale dopo aver approvato il provvedimento di passare da Windows a Linux, permettendo a 577 membri del parlamento francesce (e relativi assistenti) di approcciarsi per la prima volta al mondo del software libero. Una nota particolarmente interessante è che anche se la famosa società francese Mandriva sia stata menzionata più volte per la cessione dell'appalto che prevedeva la fornitura e l'assistenza delle varie soluzioni libere, la stessa sia poi stata, a sorpresa, scartata.

Oltre alla già menzionata Ubuntu, i membri del parlamento avranno la possibilità di utilizzare software quali Firefox, OpenOffice e Thunderbird con cui verrà ricercata, grazie alla risaputa facilità d'uso, una via per alleviare gli effetti del passaggio dal sistema operativo di casa Microsoft a quello del pinguino. Alcuni membri del parlamento, Richard Cazenave e Berard Carayon, si sono mostrati particolarmente interessati al progetto, vedendo in esso vantaggi assicurati come ad esempio la riduzione dei costi per le licenze d'uso e per l'intero settore IT del parlamento stesso.

Prima di questa decisione già molti altri settori della pubblica amministrazione francese hanno avuto a che fare con GNU/Linux. Basti pensare che per i server veniva utilizzato Apache e per i CMS (Content Management System) Mambo. Inoltre, molto prima di concludere la migrazione, già molti dipendenti erano alle prese con software quali Firefox ed OpenOffice. La spesa prevista per il passaggio da Windows a Linux si aggira attorno ai 105 mila dollari.

vedi inoltre: Il parlamento tedesco dice si a Linux

da webnews

Il parlamento tedesco dice sì a Linux


di: Francesco Caccavella

Lo scorso giovedì 29 febbraio la commisione tecnologica (Iuk Commission) del Parlamento federale tedesco (Bundestag) avrebbe acconsentito ad installare, a partire dal 2003, soluzioni basate su Linux su circa 150 server dei 5000 presenti nel Parlamento. La decisione è tutta a favore dei firmatari della petizione Bundestux (da Bundestag e Tux, il nome del pinguino simbolo di Linux) che, solo un mese fa, avevano richiesto l'interruzione del monopolio Microsoft sui sistemi operativi, proponendo l'adozione di sisteni operativi a codice aperto.

Per la decisione della commissione sono stati decisivi i voti dei partiti di maggioranza, Verdi e Socialdemocratici. I partiti di opposizione avrebbero cercato sino alla fine di posporre la decisione finale.

I sistemi che passeranno al sistema operativo open source saranno soprattutto quelli adibiti a funzioni server (mail server e gestione dei gruppi di lavoro) mentre i computer client verranno aggiornati con sistemi Windows XP. Steffi Lemke, la rappresentante dei Verdi nella Iuk Commission, vede in questa decisione «il primo passo importante per il passaggio verso l'open source»; tempo fa il parlamentare socialdemocratico Jorg Tauss dichiarò che «il mio desiderio è quello di di dichiarare l'intero bundestag una zona "Microsoft-free"»

La decisione della commissione tedesca arriva dopo un travagliato percorso. Sin dall'ottobre 2001 i deputati tedeschi erano stati chiamati a decidere verso quale piattaforme orientarsi dopo che la Microsoft aveva interrotto il supporto per Windows NT.

La forte pressione dei movimenti open source tedeschi aveva più volte portato alla luce i vantaggi di sistemi informatici open source. La Germania è, in Europa, la nazione in cui maggiore è la penetrazione della filosofia del software open source. Tedesca è SuSe, una delle principali distribuzioni Linux sul mercato. Molte aziende tedesche, come ad esempio la Volkswagen, usano da anni sistemi basati su Linux.

Prima della decisione, la Microsoft aveva reagito al diffondersi della petizione. Il rappresentante di Microsoft in Germania aveva accusato i promotori della raccolta di firme di diffamare Microsoft introducendo una discriminazione inaccettabile.

La decisione del Bundestag, che sarà ratificata probabilmente il prossimo 14 marzo, ha già fatto proseliti. In Francia da tempo si discute se introdurre software libero nei computer del Senato. In Italia ha ripreso vigore, con l'appoggio del NetworkDS, la proposta di legge formulata dal capogruppo dei Verdi al comune di Firenze. La proposta porrebbe le basi per l'adozione di Software Libero nella pubblica amministrazione. I computer dei nostri amministratori, se la legge venisse approvata, dovrebbero passare a soluzioni di software libero o open source entro tre anni.

vedi inoltre: Il parlamento francese passa a Linux

da webnews

martedì 26 maggio 2009

CELLE A COMBUSTIBILE: Nuovo lancio per una tecnologia sostenibile


Le celle a combustibile sono una tecnologia che potrebbe e dovrebbe facilmente competere con i tradizionali metodi di creazione e distribuzione di energia elettrica. Le celle a combustibile possono essere paragonate ad una batteria alimentata continuamente e che opera utilizzando le proprietà chimiche dell‘idrogeno e dell’ossigeno per creare corrente elettrica utilizzabile.

Con l’obiettivo di soddisfare gli impegni presi che riguardano i livelli di emissioni di CO2, il governo del Regno Unito sta ora cominciando ad introdurre nuove legislazioni al fine di stimolare il mercato delle tecnologie pulite e rinnovabili nel paese e questo fatto ha il potenziale per cambiare radicalmente il mercato delle celle a combustibile. Mentre si è capito da tempo i benefici ambientali della tecnologia a celle a combustibile, il mercato è ancora piuttosto difficile da penetrare sia a livello di investitori, sia dal punto di vista del potenziale utente finale. Questa mancanza di accelerazione di mercato è stata una delle principali ragioni la tecnologia delle celle a combustibile non ha ancora trovato la sua strada nei mercati di massa. E proprio per questo si in attesa di una nuova normativa prevista dai legislatori.

The Platinum Metals Review con sede a Londra, ha pubblicato un report sull’industria intitolato:”Fuel Cells: Emerging Markets”. Il report afferma che le celle a combustibile supereranno le 5 milioni di unità l’anno realizzate, entro il 2013, riferendosi come stime al 2008 dove il mercato è cresciuto addirittura del 50% rispetto al 2007, passando alle 18.000 unità prodotte. Tutti i dati naturalmente fanno riferimento solo all’area del Regno Unito. Ad oggi gli analisti prevedono una notevole diffusione delle celle a combustibile nei settori chiave dei nuovi mercati emergenti come India, America Latina e Medio Oriente

Intanto un consorzio di imprese, sempre in Inghilterra, guidato da Waste2Tricity, punta all’utilizzo di 21 milioni di tonnellate di rifiuti prodotte dalla città di Londra annualmente, per trasformarle in energia elettrica mediante la gassificazione al plasma (dove le temperature arrivano a 6000°C) che trasformano la massa in syngas (una miscela di ossido di carbonio e idrogeno). Il syngas poi viene adeguatamente trattato e l’idrogeno poi utilizzato dalle celle a combustibile per produrre energia elettrica.

In un futuro molto prossimo, per questioni ambientali e di profitto le imprese aumenteranno la domanda della tecnologia delle celle a combustibile (dai costruttori di automobili elettriche, alle industrie di telecomunicazioni, produttori di UPS, ecc.). La tecnologia è già utilizzata in Giappone, quindi la proposta del consorzio per la costruzione di un impianto da € 150 milioni in grado di convertire in energia 250.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani. Ed ora questa tecnologia rappresenta un interruttore per una gestione dei rifiuti ecologicamente responsabile proficua. E già l’Istituto di ingegneria meccanica inglese in una relazione a sostengono dell’utilizzo del plasma per la gassificazione dei rifiuti in syngas e l’utilizzo delle celle a combustibile potrebbe aumentare di efficienza per oltre il 50% rispetto alle tecnologie esistenti. Riaffermando la necessità di un atteggiamento positivo e di risorsa dei rifiuti come combustibile piuttosto che qualcosa che abbia bisogno di essere trattati e con pericolo essere smaltiti.

Da un altro lato, una società con sede nel Sussex: la Ceres Power sta rivoluzionando la tecnologia delle celle a combustibile. Ora le celle a combustibile utilizzando le proprietà chimiche dell’idrogeno e dell’ossigeno producono corrente elettrica. Non immagazzinano energia, ma la convertono da una forma ad un’altra. La Ceres Power invece lancia la sua nuova tecnologia celle a combustibile in grado di ridurre le emissioni di carbonio ed aumentare l’efficienza energetica applicandole a tecnologie esistenti. Le sperimentazioni della Ceres hanno dimostrato che, quando sono state installate in caldaie di tipo domestico, è stato possibile tagliare le bollette dell’energia elettrica del 90% e ridurre della metà le emissioni di anidride carbonica. L’idrogeno infatti può essere ricavato anche da benzina, gas naturale, propano o metanolo. Peter Bance, della Ceres Power, ritiene così che questa sia la “idea giusta al momento giusto”, individuando il potenziale delle loro celle a combustibile nei mercati emergenti. Bance è si consapevole del fatto che le proprie celle a combustibile sono alimentate da un combustibile fossile, ma non si tratta nient’altro di lanciare un nuovo atteggiamento per questa nuova tecnologia e abbandonare questi vecchi combustibili per abbracciare e realizzare il pieno potenziale delle celle a combustibile.

L’Ex sindaco di Londra, Ken Livingstone ha spinto per lanciare nella giusta direzione e garantendo una valida infrastruttura alla città per l’idrogeno e la tecnologia delle celle a combustibile per il futuro. L’attuale sindaco, Boris Johnson, ha invece recentemente annunciato un piano per introdurre 100.000 vetture elettriche nella capitale e realizzare un’infrastruttura di 25.000 punti di ricarica nelle strade pubbliche, parcheggi e negozi. Un terzo di tale finanziamento dovrebbe provenire dal bilancio del Greater London Authority (GLA), mentre il restante proviene dal governo centrale. Sulla scia del “New Green Deal”, con l’esplorazione di potenziali opportunità di collaborazione,si prevede di ottenere un maggior grado di coinvolgimento e discussione tra i paesi come l’India e il Regno Unito, proprio sulla base di nuove sinergie tra le due nazioni che, auspicabilmente e reciprocamente porterebbero vantaggiosi risultati per lo sviluppo del settore delle celle a combustibile in entrambi i paesi. La tecnologia delle celle a combustibile così porterebbe diventare un’importante alternativa energetica per il futuro. E partnership globali potrebbero garantire proprio la lor effettiva attuazione.


da genitronsviluppo

venerdì 22 maggio 2009

La mobilità ad idrogeno è gia realtà: iniziamo dalla bicicletta

Importante: per maggiori informazioni contattatemi

Quante volte abbiamo sentito parlare di auto ad idrogeno, quante volte abbiamo discusso, se era possibile la realizzazioni di autoveicoli completamente ecologici? Ancora adesso sembra che veicoli alimentati ad idrogeno debbano essere solo dei prototipi in possesso delle case automobilistiche; ma da oggi non è così.
Certo non stiamo parlando di auto ad idrogeno ma di una bicicletta a pedalata assistita; ecco le immagini.

Range con singola carica: 300 km Peso: 30 kg Velocità massima con pedalata assistita: 25 km/hr Sistema di propulsione: 36 V, 8.5 A PEM Fuel Cell Motore elettrico: motore brushless da 250 W Cambio: Shimano a 6
velocità Temperatura di funzionamento: 5°-35° C Tempo di accensione del sistema: 10-15 sec Energia a bordo: 1200 Wh Tempo di ricarica: 30 minuti Pressione dell'idrogeno: < 5 bar @ 25° C Bombole da 400 litri di H2 l'una.


Come si vede benissimo dall’immagine la bicicletta è predisposta con due bombole sotto il sellino, ma STATE TRANQUILLI, non c’è da aver paura per un eventuale esplosione, anzi queste sono leggende metropolitane; infatti queste bombole devono superare controlli durissimi e certamente non scoppiano; per farvi un esempio uno di questi test è un colpo di una pistola direttamente sulla bombola.
Quindi a costo di ripetermi NIENTE PAURA, la bombola è l'ultimo dei vostri problemi.
Paura per l’idrogeno? Anche qua sono nate tante leggende metropolitane; vi dico solo questo: se voi fate rifornimento con la benzina alla vostra auto allora siete degli impavidi temerari, l’idrogeno è meno infiammabile della benzina infatti la sua temperatura di auto–accensione si aggira sui 550 ° C contro i 230-250°C della benzina. Le fiamme da idrogeno, caratterizzate da bassa radiazione termica, si spostano velocemente verso l’alto, riducendo in questo modo la possibilità di incendiare altri materiali e il pericolo di emissioni tossiche. Inoltre l’idrogeno quando brucia si consuma molto più rapidamente degli altri combustibili tradizionali (benzina, gasolio e GPL): è stato calcolato che l’incendio di un’auto a idrogeno si esaurisce in un paio di minuti contro la mezz’ora di un’auto a benzina (Dati ENEA).

Ma veniamo ad un altro punto cruciale, cosa vuole dire circolare con un veicolo ad idrogeno? Sicuramente tralasciando che si tratta di una bicicletta (che come è risaputo non inquinano) vuol dire anche entrare in una NUOVA MENTALITA’ di TRASPORTO.
L’idrogeno si può fare in casa ad esempio, o per lo meno esistono già degli apparecchi detti Elettrolizzatori che trasformano l’acqua in idrogeno.








Un privato che compra la bicicletta potrebbe comprare benissimo l’idrogeno e stoccarlo in bombole e il costo di un pieno di 900 litri (il pieno della bicicletta per intenderci) gli costerebbe circa solo 8-9 € contando che potrebbe fare 300 Km !

Ma come dicevamo prima l’idrogeno si può fare anche in casa, ovvero come dalla figura (cliccare per ingrandirla); a questo punto potrebbero entrare in gioco i singoli comuni, o delle associazioni, questi con una spesa relativa potrebbero costruire loro stessi un distributore centralizzato di idrogeno, senza acquistarlo, ma producendolo solo con l’aiuto del sole.
La spesa per un impianto non è elevata, ma è alla portata di quasi tutte i comuni.
Una volta realizzato l’impianto tutti gli utenti viaggerebbero gratis per sempre, oggi con le bici, domani con gli scooter, aspettando ovviamente le automobili.

Per maggiori informazioni contattatemi; vi spiegherò nel dettaglio come è possibile costruire una stazione di rifornimento per la produzione di idrogeno e caratteristiche della bicicletta elettrica che avete appena visto.

Grazie