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martedì 10 novembre 2009

Ci siamo trasferiti in www.bresciapoint.it

venerdì 7 agosto 2009

Berlusconi "eroe" del gasdotto? La "sorpresa" della Turchia



Una fonte del governo turco rivela il retroscena della firma dell'accordo South Stream
"Il premier ha chiamato: voleva partecipare alla cerimonia. Putin e Erdogan hanno sorriso"


ISTANBUL - Quando il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi ha definito come "un grande successo della diplomazia italiana" l'accordo siglato ieri tra Turchia e Russia sul gasdotto South Stream, il governo di Ankara si è stupito non poco. Lo rivela una fonte del governo Erdogan alla Reuters, che oggi riporta la ricostruzione della bizzarra "intrusione" di Berlusconi nella cerimonia della firma.

Gli accordi tra Mosca e Ankara per far passare il gas russo attraverso le acque turche del Mar Nero fino all'Europa erano "già stati conclusi - racconta la fonte alla Reuters - quando il governo turco ha ricevuto un'inaspettata richiesta dell'ultimo minuto da parte di Berlusconi che voleva partecipare alla cerimonia della firma" del premier russo Vladimir Putin e di quello turco Tayyip Erdogan, ad Ankara. La fonte aggiunge che si è creata una "certa sorpresa" quando ci si è resi conto che Berlusconi voleva rivendicare l'accordo come un suo successo personale.

"E' il tipo di cosa che può causare un problema diplomatico - dice ancora la fonte turca - Ma siccome si trattava di Berlusconi, ha solo fatto sorridere i due leader". La Reuters cita anche il sito del governo italiano che riporta la dichiarazione secondo cui il progetto South Stream è "un successo personale del primo ministro italiano". Per i turchi, una vera "esagerazione".

da Repubblica

martedì 4 agosto 2009

Al vincitore le banane


Dopo aver destato l’attenzione pubblica internazionale per alcuni giorni, il caso del colpo di stato in Honduras, è rapidamente caduto nel dimenticatoio, pur non essendo ancora risolto.
D’altronde l’importanza politica ed economica dell’Honduras è comparabile a quella dell’Italia del rugby: praticamente irrilevante. Ed è prontamente in questi momenti di bisogno di una nazione che gli altri popoli tirano fuori il meglio di sé e si uniscono in un commovente sentimento di indifferenza globale.
Eppure un merito il piccolo Stato dell’America Centrale ce l’ha: quello di essere l’originale Repubblica delle Banane. L’appellativo gli fu dato dall’umorista americano William Porter, che vi risiedeva all’inizio del ventesimo secolo. Da allora l’espressione è stata usata ed abusata per indicare Paesi con governi corrotti ed economia basata su un unico prodotto (è bene notare che non vale per l’Italia: la nostra economia non è basata su di un unico prodotto).

Ma tornando alla original Banana Republic, dopo i 5 minuti di celebrità previsti dal buon Andy Warhol, la questione del golpe è oggi puntualmente snobbata dalla stampa internazionale a vantaggio del gossip estivo, come giustamente il mio esimio collega faceva notare nel precedente post.

Se ci fossero in gioco petrolio ed altre ricchezze gli F-16 americani starebbero già sfrecciando sui cieli honduregni sganciando bombe a destra e a manca, ma poiché in gioco ci sono solo banane l’unica cosa che la comunità internazionale ha fatto è stata schierarsi a favore del presidente deposto Manuel Zelaya affermando la necessità di un suo pronto ritorno alla leadership del Paese. Per il bene della democrazia.
Giusto. Lo pensavo anche io quando ho letto inizialmente (e anche un po’ distrattamente) la notizia del colpo di stato honduregno. Ma poi mi sono documentato meglio ed a ben guardare la questione non è così semplice come sembra.

Qui non si tratta di un movimento militare ed autoritario contro un governante che non appoggia le ideologie delle Forze Armate. È vero semmai il contrario: un governante autoritario di un paese democratico che approfitta della stessa democrazia per sabotarla. Un paradosso. Il presidente odiato in patria diventa una causa nobile all’estero.

Ricapitolo brevemente gli accadimenti.
Zelaya chiedeva un plebiscito per poter modificare la Costituzione e consentire la sua rielezione. Nemmeno il suo partito lo ha appoggiato. Questo perché lo stesso testo costituzionale afferma che solo il Congresso può modificare la massima legge del Paese e proibisce espressamente la modifica della durata del mandato presidenziale e la rielezione.
È interessante notare che la Costituzione che il presidente voleva violare ha garantito in Honduras inediti 27 anni di stabilità politica e democrazia, proprio grazie a questi tipi di misure preventive di perpetuazioni abusive di potere.
Ebbene, pur con il rifiuto del Parlamento, il presidente ha insistito nel suo proposito e, nonostante il successivo divieto della Corte Suprema, ha ugualmente indetto il referendum.
Poiché la Costituzione non prevede l’impeachment, l’opposizione è passata ad una soluzione, diciamo così, più pratica. L’esercito ha prelevato Zelaya in piena notte quando era ancora in pigiama e trasportato verso un aeroporto militare, da cui è stato espatriato verso la Costa Rica.

Come si deduce, la situazione non è nitidamente democratica né tantomeno antidemocratica.
Chi sono gli oppressi e chi gli oppressori?
I militari si sono fatti portatori della volontà popolare (almeno della maggioranza) ed hanno l’appoggio del Legislativo e della Corte Suprema.
Il presidente era in carica legalmente ed ancora nel suo mandato, ma violando la Costituzione si è posizionato contro la legalità. Un fuorilegge quindi.
Le forze militari devono obbedire al proprio leader o alla Costituzione?
Si presume alla seconda, ma di certo un abuso da un lato non ne autorizza un altro dal lato opposto. Una soluzione diplomatica sarebbe stata auspicabile. Ma cosa accade quando un governante non accetta il dialogo?
Con questo non voglio assolutamente dire che giustifico il colpo di stato, ma neanche giustifico l’appoggio tout court a favore di Zelaya.

Insomma quantomeno se il presidente ha violato la legge non può di certo meravigliarsi che i suoi oppositori abbiano fatto altrettanto.

Il problema è quindi più delicato di quanto possa sembrare.
Ma quando sarà risolto avremo scoperto la sottile differenza che esiste tra una democrazia ed una banana.

da Fuoco incrociato

domenica 5 luglio 2009

Attenti a quei due !

Bernie Ecclestone

Adolf Hitler sapeva "fare" le cose. E' l'ultima scioccante provocazione del patron della formula 1, Bernie Ecclestone, che in un'intervista al "Times" ha fatto propria la mai del tutto scomparsa corrente di pensiero secondo cui i regimi totalitari spesso funzionano meglio delle democrazie.

"In molti modi, suppongo sia terribile da dire, al di là di cio che ha fatto, Hitler era in grado di comandare molta gente e di fare le cose", ha spiegato nell'intervista, e chissà se pensava anche alla "budget cap", al tetto alla spesa per le squadre di Formula 1 che lui e Mosley non sono riusciti a far passare. Mentre la democrazia "non hanno fatto poi così bene a molti paesi, compresa la Gran Bretagna".

Ecclestone rincara la dose dalle pagine online del giornale inglese. "I politici si preoccupano troppo per le elezioni", ha spiegato, virando poi su questioni di politica internazionale: "Abbiamo fatto una cosa terribile nel sostenere l'idea di liberarsi di Saddam Hussein. Era l'unico che poteva controllare il paese. Siamo andati in quel paese senza avere idea della cultura. Gli americani probabilmente pensano che la bosnia sia un quartiere di Miami. Ci sono persone che muoiono di fame in Africa e noi rimaniamo seduti senza fare nulla, ma siamo coinvolti in cose che dovremmo lasciar stare".

Nell'intervista al Times Ecclestone paragona il presidente della Fia, Max Mosley, all'ex premier britannico Margaret Thatcher. Il numero uno della federazione internazionale, nel braccio di ferro con i team di formula 1, è stato accusato di essere un "dittatore". "Io preferisco i leader forti - ha affermato ecclestone - Margaret Thatcher prendeva delle decisioni e le portava avanti. E' stata l'unica a far progredire questo paese. Tutti questi ragazzi, Gordon (Brown) e Tony (Blair), cercano di accontentare tutti in ogni momento". Mosley invece "ha fatto un super lavoro. E' un ottimo leader. Non credo che il suo passato sia un problema", conclude, riferendosi non tanto allo scandalo del festino sadomaso, quanto ai trascorsi politici suoi e soprattutto padre Oswald, che negli anni Trenta fu fondatore e leader del partito fascista britannico

Max Mosley

30 marzo 2008 - Max Mosley, il boss della Formula Uno, sarebbe un sado-masochista. La sconvolgente rivelazione, con tanto di video-choc, è del domenicale News of the World, che ha raccontato i “giochi pericolosi” del presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA), immortalato in un filmato di 5 ore mentre gioca a fare il comandante nazista con 5 prostitute, tutte vestite con tute a strisce bianche e nere che ricordano quelle usate nei campi di concentramento, alle quali dà ordini e infligge torture di ogni tipo. Nelle immagini, si vede chiaramente Mosley contare in tedesco (“Eins, Zwei, Drei, Vier, Funf, Sechs”) le frustate inflitte sul sedere nudo di una brunetta con una striscia di pelle nera, mentre le altre ragazze osservano in rispettoso silenzio la vergognosa scena. La Fia non ci sta e dopo aver sottolineato che si tratta di una questione "tra Mosley e il giornale", intende far chiarezza.
Prima di infierire sulle donne da sadico, il multimilionario si sottopone allo stesso masochistico trattamento, facendosi denudare da una donna-kapò che gli ispeziona i genitali e gli controlla i capelli per vedere se ha i pidocchi (esattamente come facevano i soldati nazisti con gli ebrei nei campi di sterminio) “abbaiando” ordini in inglese e ad alta voce, quindi lo lega con delle catene a una panca della tortura e lo frusta sul posteriore, intimandogli di chiedere pietà. Stando alle rivelazioni del tabloid, il video sarebbe stato girato nella notte di venerdì scorso nell’appartamento da 2 milioni di sterline (2,5 milioni di euro) che Mosley possiede a Chelsea, non lontano dalla casa che divide con la moglie Jean (i due sono sposati dal 1960 e hanno due figli, Alexander, 37 anni, e Patrick, 35).
Per i loro “servizi speciali” le cinque prostitute avrebbero incassato 2.500 sterline (poco più di 3100 euro) in contanti, pagate dal boss della F.1 in anticipo. Finita l’orgia, durante la quale Mosley (“un bambino in un negozio di dolci”, come scrive il domenicale) non si è fatto mancare nulla, compreso un momento lesbo fra la brunetta di cui sopra e una delle ragazze bionde, il gruppetto si è intrattenuto per una decina di minuti a bere vino (ma il presidente della FIA ha preferito la sua solita tazza di tè) e a chiacchierare. Poi, ognuno per la sua strada che, per quanto riguarda Mosley, punta al Barhain, dove la prossima settimana ci sarà il terzo gran premio della stagione. Come ricordato dal News of the World, Mosley è il quarto figlio di Sir Oswald (morto nel 1980), fondatore del “British Union of Fascists” (formazione politica di estrema destra che negli anni Trenta fu alleata del partito di Benito Mussolini), nonché amico personale di Adolf Hitler e Joseph Goebbels

da Repubblica
e La Gazzetta dello sport

martedì 28 aprile 2009

La Febbre Suina distoglie l’attenzione dai documenti sulla tortura


In uno di quei momenti in cui Robin esclamerebbe «Santo cielo, capita a fagiolo, Batman!», un ‘originale’ virus influenzale (di quelli verosimilmente inventati presso i laboratori dell’esercito USA) surclassa la copertura mediatica delle rivelazioni sul fatto che i più alti livelli del governo statunitense davano istruzioni alla CIA (e ai contractor privati) affinché torturassero i sospetti di terrorismo.

Gli scienziati hanno affermato che il virus combina materiale genetico di maiali, uccelli ed esseri umani in un modo che i ricercatori non avevano mai visto prima. «Siamo molto, molto preoccupati», ha detto il portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Thomas Abraham. «Siamo di fronte a quel che sembra essere un ‘virus inedito’ che si è diffuso da esseri umani a esseri umani», ha dichiarato. «Al momento siamo tutti in massima allerta.»

Indovinate dove scoppiò per la prima volta l’influenza suina? Esatto, a Fort Dix, New Jersey, nel 1976. Anche quella plausibilmente creata in un laboratorio dell’Esercito USA. Tredici soldati morirono, portando il governo USA a forzare l’inoculazione di un discutibile vaccino sulla popolazione, supportato da una scappatoia legale su indirizzo e per conto dei farma-terroristi. In seguito, la gente ha iniziato a morire non a causa dell’influenza, ma del “vaccino”.

Tutti i maggiori canali mediatici hanno riferito il fatto che alcuni bioterroristi angloamericani hanno manipolato il virus dell’influenza aviaria presso laboratori universitari e dell’Esercito. Questo nuovo ceppo influenzale, di un tipo che “nessuno aveva mai visto”, contiene influenza aviaria. Ora, come può mai succedere “qualcosa del genere”?
Il CLG (il gruppo di attivismo politico Citizens For Legitimate Government, Ndt) ha seguito da vicino per otto anni le “stranezze” legate all’influenza . Si veda: Flu 'Oddities' e Flu 'Oddities' News Archives.

da Flu Kills The Torture Memos