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martedì 10 novembre 2009

Ci siamo trasferiti in www.bresciapoint.it

lunedì 24 agosto 2009

Una montagna di balle

Buona Visione !

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venerdì 7 agosto 2009

Non leggete questo post! (messaggio a Silvio)


Non leggete questo post: è banale, troppo, troppo banale, forse il più banale che abbia scritto (finora). Apro Repubblica e nella consueta pagina dedicata a Berlusconi leggo il titolo, ripreso dal Nouvel Observateur in compagnia di altri media stranieri, su “Berlusconi ormai ricattabile”, con immediata e pavloviana querela di Ghedini, l’Avv. del Pres. Ma come "ormai"? Da quindici anni la meniamo, ce la menano, ce la nascondono sul passato dell’utresco di Silvio, e siamo solo ad "ormai"?

In compenso in un riquadrato c’è il sunto della conferenza stampa del Presidente del Milan (autosospeso per conflitto di interessi quando è a Palazzo Chigi…) che illustra la campagna acquisti, a Milanello. Ebbene, premetto che come capo azienda, sia del Milan che di Mediaset (e purtroppo tendenzialmente anche della Democrazia Italiana, e qui casca il ronzino…), Berlusca è insuperabile, il migliore. Ciò che sta facendo con il gioco delle tre carte, o delle tre noci con sotto il pisello (il suo?), tra Mediaset, Rai (direi Ray) e Sky ha del prodigioso. Quanto al Milan, vedrete che farà meglio quest’anno senza Kakà e con più motivazioni che non l’anno scorso: un genio, il Berlusca, in questo campo. E come si dice a Roma, dove tutto finisce in caciara, qui tutto finisce in comunicazione.

E infatti dal sunto della conferenza stampa citato c’è lui, il Nostro Eroe, quello che prima del potere politico mentre la sinistra dormiva o si faceva i fatti propri inanellava palazzi, tv e calcio negli ultimi trentacinque anni dell’Italia contemporanea, c’è lui che decodifica lo stato dell’informazione.

Plaude al giornalismo sportivo, che non fa domande al contrario del giornalismo politico (lui parla in generale ma intende quella parte che non è dalla sua o al suo, dico parte o libro paga), in base all’aurea regola che il tifoso legge solo della propria squadra, e solo il bene, le critiche a sfondo favorevole, le conferme, se no non compra più il giornale…

Silvio, sei un mostro, anzi un nuovo mostro per citarmi addosso con l’ultimo titolo del mio libro, e mostri sono i giornalisti sportivi che effettivamente Tu descrivi alla perfezione, che sai trattare avendoli trattati prima dei colleghi politici. Quello che non dici, perché è implicito, nelle cose, è però che hai ridotto il Paese a un derby calcistico permanente e i giornalisti per lo più a una manica di tifosi, in tutti i campi, a partire da quello leggermente impervio della politica, della libertà (popolo della) di espressione, della democrazia “ormai”- come scriverebbe Repubblica citandomi se fossi straniero- minata quasi irrimediabilmente.

Ma che ci frega, tifiamo Milan e vedrete che ci leveremo delle soddisfazioni quasi insperate. Lì Lui è quasi infallibile.

E non dimenticate: non leggete questo post!

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giovedì 6 agosto 2009

I petrolieri: il prezzo non diminuirà. Il governo si accuccia



ROMA - Non se ne parla proprio. I petrolieri, a muso duro, hanno risposto picche ad una flebile richiesta del sottosegretario allo sviluppo economico,Stefano Saglia , per una minima riduzione del prezzo d prezzo dei carburanti. Il prezzo è giusto, gli aumenti sono giusti,governo e consumatori se ne facciano una ragione. Per le compagnie petrolifere non ci sono margini per alcuna riduzione. Neanche di quei 2 centesimi di euro al litro che aveva chiesto il ministero dello sviluppo economico.

Il responsabile delle relazioni esterne dell'Unione petrolifera, Marco D'Aloisi, al termine dell'incontro con il sottosegretario afferma: "Le compagnie nella loro piena autonomia ritengono non ci sia spazio per una riduzione dei prezzi". Poi non avendo di meglio da fare attacca le associazioni dei consumatori e i giornali per "l'ingiustificato" che avrebbero dato alle notizie degli aumenti. Tale rilievo sarebbe alla base delle proteste contro la crescita dei prezzi dei carburanti.Insomma se i giornali non ne parlavano le associazioni dei consumatori non avrebbero saputo e i cittadini sarebbero andati in vacanza felici e contenti. Per essere il responsabile delle relazioni esterne, quel tal Marco d'Aloisi deve avere un ben alto concetto della libertà dell'informazione. Ma nell'era berlusconiana c'è poco da aspettarsi.
in www.dazebao.org
Bocciata anche l'ipotesi di una previsione trimestrale dei prezzi (così come già avviene per il gas e l'elettricità) che è allo studio del ministro Scajola: "Sarebbe un ritorno all'indietro, sarebbero prezzi amministrati e, negli anni '70, quando c'erano i prezzi amministrati molte compagnie hanno lasciato il paese". Piuttosto "il governo potrebbe sterilizzare l'Iva", aggiunge D'Aloisi che ha il coraggio di bussare a quattrini. Il sottosegretario di fronta a tanta arroganza si limita a dire che “ in certe circostanze il governo può anche perdere la pazienza". Poi supplica i petrolieri perlomeno di non praticare nuovi aumenti nei giorni dell'esodo di ferragosto. "Se venisse meno l'impegno delle compagnie in questo senso- azzarda- valuteremo la possibilità di sanzioni amministrative" dice Saglia. Poi forse spaventato di essersi spinto troppo oltre e fa marcia indietr. Non parla più di sanzioni amministrative: "Noi abbiamo chiesto di ridurre i prezzi ma- afferma- non siamo in un regime sovietico, al massimo possiamo operare una moral suation nei confronti delle compagnie".
Il richiamo al “regime sovietico” rende i petrolieri ancor più arroganti: "I rincari sono ampiamente giustificati e crediamo - conclude D'Aloisi-che non ci sia spazio per ridurre il costo alla pompa. Finché siamo in un regime di libero mercato, il costo della benzina segue l'andamento del mercato" Ma quando il prezzo diminuisce ci si dimentica subito di seguire il mercato,ma questo il sottosegretario non lo dice

Vietato tutto

Vietato dissentire.
Messina. Un cittadino esprime il suo dissenso sul ponte sullo Stretto in presenza del ministro Angelino Alfano. Gli sgherri manzoniani lo trascinano via.

Vietato ridere.
Rosolini. Un cittadino ride mentre Sgarbi difende il presidente della regione Sicilia Lombardo. Gli sgherri manzoniani lo trascinano via.

Vietato manifestare.
L’Aquila. Un gruppo di cittadini espone uno striscione per criticare la gestione del dopo-terremoto durante la visita del presidente del consiglio. Gli sgherri manzoniani glielo impediscono.

L'Agcom dà ragione a Report contro Tremonti.Al centro del contendere la puntata della trasmissione sulla Social card.


L'Agcom dà ragione a Report contro Tremonti
Al centro del contendere la puntata della trasmissione sulla Social card.
Martina Aureli
Nessuna sanzione per la trasmissione di Rai3 Report. L'Autorità garante delle comunicazioni ha infatti deciso di archiviare l'esposto contro il programma di Milena Gabanelli presentato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Al centro del contendere la puntata del 5 aprile scorso sulla social card. Secondo il ministro, infatti, in quell'occasione erano stati lesi "i principi di completezza, correttezza e obiettività" dell'informazione. Ma l'Authority non la pensa così: nella delibera di archiviazione, infatti, c'è scritto che "non si rilevano sconfinamenti del diritto di critica", e si precisa che "la tecnica informativa tipica di Report è stata ritenuta legittima dal Tribunale civile di Roma". E così nel prossimo ciclo della trasmissione Report tornerà a fare un bilancio aggiornato dell'operazione social card.


La vita disgraziata della Social card
Ma cos'ha fatto tanto infuriare un autorevolissimo esponente del governo da spingere la Rai, dell'appena nominato direttore generale Mauro Masi, a spedire una puntata di Report davanti al Comitato etico? I sussurri di viale Mazzini indicano un nome che porta al ministero dell'Economia (quello di Giulio Tremonti) e una puntata precisa, quella intitolata "Poveri noi" e dedicata alla Sociale card.Eppure non si trattava di un argomento nuovissimo. La Social card ha suscitato, infatti, l'interesse dei media fin dalla conferenza stampa di presentazione, tenuta soprattutto dai ministro Tremonti e Sacconi. E poi sono arrivate anche le critiche (non tantissime, ma ci sono state, soprattutto per la delusione di vedere la montagna partire il topolino di poco più di 500.000 aventi diritto). Si è parlato anche della difficoltà delle procedure per ottenerla, tanto da spingere Beatrice Magnolfi (del Pd) a parlare di vera e propria via crucis. Si è detto di quelle scariche, che hanno costretto i pensionati ad imbarazzate reazioni di fronte alle casse dei supermercati.
A gennaio scorso si è scatenata una forte polemica dopo i dati diffusi dall'Inps: a fronte di una platea di aventi diritto pari a 1.300.000, solo 420mila erano quelle realmente attivate.


L'inchiesta di Report
Dopo di che, silenzio. Fino all'inchiesta di Report del 5 aprile scorso, “Poveri noi”, tutta dedicata alla Carta acquisti. Un silenzio interrotto dalla voce del coordinatore nazionale dei Caf, Valeriano Canepari, che pochi giorni prima della puntata, denunciava a ilsalvagente.it: “A nessuno interessa più parlare di Social card e Bonus famiglia”.
Fino al 5 aprile, la data della puntata di Report che qualcuno in alto non ha gradito.


Un confronto impietoso tra annunci e risultati
Ma cosa può aver dato fastidio al ministro del Tesoro, che è apparso nell'inchiesta di Report, anche se visibilmente seccato dalle domande della giornalista dopo il servizio sul confronto europeo?
Possiamo solo immaginare…
E se il buongiorno si vede dal mattino, l'inizio della puntata è stato senza dubbio di forte impatto. Le prime immagini erano quelle della conferenza stampa di Tremonti a novembre scorso, in cui si presentava trionfalmente l'iniziativa. E poi le cifre secondo il ministro: “Il nostro obiettivo è distribuire la carta a una platea che, in base ai nostri conti, è pari di un milione e 300 persone”. Poi la voce della giornalista Giovanna Buorsier fuori campo: “A dicembre le persone che hanno ricevuto la lettera del ministero sono 520 mila”.
Numeri discordanti, che aprono una crepa tra risultati attesi ed effettivamente raggiunti.
Può essere stato questo il problema? Aver inquadrato con le telecamere l'orgoglio dell'annuncio e citato a voce il contrasto con i dati?

E c'è anche lo svarione Robin Tax
Forse. O magari è stato il fatto che intorno alla Social card giravano altre scelte del ministero del Tesoro. E ancora in conferenza stampa Tremonti: “Parte della social card sarà finanziata con una minima parte della Robin Hood Tax”. La tassa che prende il nome dal ladro di Sherwood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, è dovuta al fatto che si “preleva” dalle compagnie petrolifere, banche, e assicurazioni, per ridistribuire ai meno abbienti le risorse.
Ma in tempo di crisi è stata una scelta strategica? Report lo chiede all'economista Tito Boeri: “All'epoca della Robin Tax il petrolio costava 166 dollari al barile, e andava verso i 200. Ora, con la crisi, è sceso a 30 dollari”. Un bello schiaffo morale al “preveggente” ministro che aveva visto la crisi prima degli altri.
Ma non basta. Di nuovo Tremonti in conferenza stampa: “La Robin Tax ha avuto, ha un gettito di 4 miliardi”. Dato smentito da Aldo Polito, dirigente dell'Agenzia delle Entrate: “La 'tassa' si paga entro il 16 giungo. In pochi hanno già provveduto”. Il grosso? “Lo vedremo a giugno”, risponde Polito alla giornalista. Che conclude: “Se si incasseranno 4 miliardi lo sapremo, quindi, tra qualche mese”.

La “beffa” dei poveri
Brutta figura anche con le interviste ai pensionati in fila alle poste. Prima ai Caf, poi all'Inps, le Poste, di nuovo ai Caf. Procedure complesse: “Un casino”, il secco commento di uno degli intervistati. Quindi la delusione di chi rientrava nei limiti di reddito, ma non nelle altre condizioni di accesso: età, utenze elettriche, macchine, immobili. Era stato raccontato nei giornali, forse guardarle negli occhi, queste persone, era troppo.

Il giro di soldi intorno a Mastercard e Poste
Poi la domanda che si sono fatti in tanti: perché non accreditare direttamente nelle pensioni, risparmiando in procedure e soldi? Ed ecco i conti: “A fronte di 2 milioni di carte stampate, ne sono state attivate 717mila”. Quanto è stato speso? Lo ricostruisce la Gabanelli in studio: “Un totale di 21 milioni di euro. Nel dettaglio: 2 milioni e qualcosa per le carte; 400.000 per spedire le lettere ai presunti beneficiari. Altri 10 milioni e mezzo ai Caf che aiutavano a compilare le domande; e 2 milioni, poi, per il call center e la macchina della pubblicità.
Il ministro lo sa? Tremonti rispondeva che al momento non era in grado di dirlo con esattezza. “Comunque, le diamo i dati”. Ma intanto, questi il pubblico ha visto e sentito.

Una conclusione amara
E ha visto e sentito tutto il resto. Report ha fatto le domande che si facevano da mesi utenti, pensionati e giornalisti. Ha avuto le risposte intervistando Inps, Agenzia delle Entrate, Caf, e un dipendente anonimo del Ministero del tesoro. Fonti autorevoli.
Che avrà mai da ridire il Comitato etico della Rai? La Federazione nazionale della stampa scriveva ieri in un comunicato che l'inchiesta “aveva il torto di non essere piaciuta a qualche ministro”.



da: il salvagente

martedì 4 agosto 2009

Ponte sullo stretto e le contestazioni represse


Le vacanze di Papi e il servilismo della stampa



Non vogliamo essere accusati di usare fonti della parte sbagliata, quindi la prima notizia la riportiamo da Il Giornale, edizione del 16 luglio. Dopo aver spiegato come Colui Che Tutto Può risolverà con uno schiocco di dita i problemi del terremoto, il giornalista ci dice:

Durante i lavori del G8 il premier aveva annunciato che avrebbe trascorso il mese di agosto all'Aquila, per seguire da vicino i lavori della ricostruzione. C'è curiosità per sapere dove alloggerà Berlusconi. Lui fa sapere di "non aver ancora trovato la casa, stiamo vedendo, ma credo l'idea finale vi deluderà". Più tardi chiarisce il concetto: "Stanno cercando di convincermi a venire qui nella cittadella di Coppito (quartier generale del G8, ndr)".

Quanto tempo è passato, addirittura due settimane. Sufficienti per cambiare i piani del premier. Ecco cosa ci racconta oggi l'organo di famiglia.

«Ora faccio dieci giorni di cura sportiva perché con tutto il cortisone che ho preso per i dolori al collo devo smaltire un po’». La prima tappa a Milano, poi una destinazione top secret per buttar giù qualche chilo. Confermata una puntata a villa La Certosa, buen retiro in Costa Smeralda, al centro delle polemiche nello stucchevole capitolo gossip: «Dal 10 al 20 agosto, forse fino al 25, sarò in Sardegna dove mi raggiungeranno i figli con tutti i nipoti». Relax e riposo familiare ma non solo. Come più volte annunciato, il premier non abbandona L’Aquila e l’Abruzzo: «Certo che ci andrò, ci sarò uno o due giorni a settimana: ci sono sempre da prendere decisioni importanti - risponde ai giornalisti prima di volare verso Arcore -; lì stiamo facendo grandi cose: non solo le case ma anche le villette».

Mica male. Il ''mese di agosto trascorso all'Aquila'' si è trasformato in una puntatina settimanale. Niente casa a Coppito. L'Unto dal Signore probabilmente piglierà l'elicottero dalla Sardegna dopo colazione, si farà fotografare in Abruzzo con qualche sventurato che Lui ha estratto con le Sue mani dalle macerie e poi tornerà alla villa, supponiamo in tempo per il pranzo.


Ora, non è che uno proprio si aspetti il massimo dell'imparzialità dal Giornale. Ma un trattamento molto simile si può vedere, ad esempio, sul Corriere. Con addirittura il titoletto ''In Abruzzo una o due volte la settimana'', senza menzione della precedente promessa di passare il mese nella regione.


Oppure sul Sole 24 Ore, anch'esso completamente dimentico della promessa precedente. Siccome sono debole di stomaco non guardo i telegiornali, ossia la fonte di informazione più diffusa tra gli italiani, ma sarei veramente sorpreso se il trattamento fosse diverso.

Chiariamo una cosa. È meglio che Berlusconi non vada in Abruzzo. Non ci fa nulla, se non farsi seguire da torme di fotoreporter per inanellare il servizio televisivo o la foto d'occasione. Ammesso e non concesso che l'attenzione personale di Berlusconi aiuti nella gestione del post-terremoto, tale gestione può tranquillamente essere fatta da Roma o da Arcore.


No, quello che veramente è snervante è il modo sistematico in cui Berlusconi può raccontare balle senza essere stanato. In un pezzo che pure in Italia aveva ottenuto qualche attenzione, il Times aveva scritto di Berlusconi:

What is most shocking is the utter contempt with which he treats the Italian public.
[Traduzione: La cosa più incredibile è il profondo disprezzo con cui tratta gli italiani]


Di questo disprezzo per gli italiani, e per gli abruzzesi in particolare, oggi abbiamo avuto un altro, seppur piccolo, esempio. Corredato da dimostrazione pratica del servilismo della nostra stampa.

da Noisefromamerika

Stato militare - Inceneritore di Acerra, licenziati 33 operai, fermati dai militari

Elettra Energia manda a casa le maestranze: «Dopo 8 anni siamo stati messi alla porta da un maresciallo»


NAPOLI — Il termovalorizzatore di Acerra diventa off limits per 33 operai: dalla sera alla mattina tutti licenziati. A consegnare le lettere di ‘‘risoluzione del rapporto di lavoro’’ un maresciallo in an­fibi e mimetica. Ché l’impianto man­gia- rifiuti è presidio militare. Ma la veri­tà sta nel fatto che la Elettra Ener­gia, la società novarese che gestisce l’inceneritore e cui fanno capo gli operai, si è sentita più sicura se fos­se stato un militare a fronteggiare i licenziati; non si è voluto esporre il management al rischio di intempe­ranze. Che in verità non ci sono sta­te, tanto è risultata stordente la noti­zia per quanti, da 8 anni, sia di gior­no che di notte hanno prima monta­to l’impianto e poi fatto funzionare.

Pasquale Pignatiello, 24 anni, l’al­tro ieri sera ha salutato moglie e fi­glio per andare al lavoro; sarebbe stato di guardia al settore ‘‘Fossa scorie’’, un catinone nel quale precipitano tutti i residui ferrosi o di metallo che l’inceneri­tore non brucia; al proprio settore Pa­squale non ci è mai arrivato. «Avrei do­vuto montare alle 23», ricorda, «dopo cinque minuti avevo in mano la lettera di licenziamento». E con le stesse modali­tà è stata consegnata a tutti gli altri 32 operai, a seconda dell’orario di arrivo. «Sono entrato — riprende — ho passato il badge nel marcatempo e subito dopo mi si è fatto davanti un maresciallo che mi ha chiesto di consegnarli il tesseri­no ». I 33 operai, quasi tutti napoletani, per la maggior parte con famiglia a cari­co ora si sentono traditi e illusi dalle pro­messe fatte nelle scorse settimane dal prefetto ai sindacati sul loro futuro occu­pazionale. «L’accordo — spiega Pignatiel­lo — prevedeva che fino al 15 settembre non ci sarebbero stati né licenziamenti, né nuove assunzioni. Così, invece, è una beffa. Il prefetto aveva anche promesso un incontro con il sottosegretario Guido Bertolaso per chiarire la nostra situazio­ne ». Perché ‘‘il rapporto di lavoro sarà contestualmente risolto’’, come si legge nelle lettere? I lavoratori hanno riferito che il termovalorizzatore a breve sarà gestito dalla A2A, la multi­utility nata il primo gennaio 2008 dalla fusione tra Aem Milano e Asm Brescia, al­lorquando la Elettra Ener­gia avrà terminato la fase di commissioning (avvio e collaudo dell’impianto)

I tagli effettuati dal­l’azienda sarebbero, secon­do gli stessi lavoratori, di circa il 70 per cento dell’inte­ro organico. Qualcuno al lavo­ro è rimasto, ma - dicono - sempli­cemente per completare l’affiancamen­to degli addetti che porterà A2A, alla fine andranno via anche loro. «Perché l’azien­da — riferisce Pignatiello — ha detto che assume chi vuole». Il giovane napoleta­no perderà 1.600 euro di stipendio; tre giorni sull’impianto e uno di riposo. «Il nostro capo del personale — ha spiegato — che pure avevamo visto la sera prima, ci ha raccontato che non era a conoscen­za dei licenziamenti, ma che è stata una decisione presa direttamente a Novara dove ha sede l’azienda. Le lettere ci sono state consegnate dai militari. Una proce­dura alquanto anomala e che ci lascia per­plessi e amareggiati. Molto probabilmen­te l’azienda temeva una nostra reazione, ma noi siamo gente pacifica e lo abbia­mo dimostrato anche con le proteste del­le scorse settimane». Lunedì gli operai avranno un incontro con i propri delega­ti sindacali, per martedì è prevista una manifestazione di protesta davanti ai cancelli del termovalorizzatore. Pacifica annunciano. E piena di amarezza.

Patrizio Mannu
da Corriere del mezzogiorno

lunedì 3 agosto 2009

Banca cattolica investe in armi, anticoncezionali e tabacco

I dirigenti dell'istituto di credito che predicava investimenti etici ligi al cattolicesimo si sono subito scusati pubblicamente


La Chiesa cattolica si batte strenuamente da anni contro la guerra, contro l'uso della pillola anticoncezionale e per la salute dei cittadini, eppure il giornale Der Spiegel ha scoperto che la banca tedesca Pax ha investito migliaia di euro in società che vanno contro la sua stessa etica. In particolare, 580mila euro in azioni della "Bae Systems", società inglese produttrice di armi, 160mila euro nella pillola contraccettiva Wyeth e 870mila euro in partecipazioni in società di tabacco. La banca si è scusata per il comportamento "non conforme a standard etici". La Pax promuoveva gli investimenti in fondi etici, specialmente dichiarando l'esatto contrario ossia di evitare investimenti in società produttrici di armi e tabacco perchè non consoni a una organizzazione la cui azione è ispirata alla fede cattolica. La Chiesa condanna la contraccezione dal 1968 e l'uso della pillola contraccettiva è considerata un "grave peccato".

Un rappresentante della Pax Bank ha dichiarato che i loro errori verranno corretti immediatamente senza alcuna conseguenza pregiudizievole per i nostri clienti, in quanto sfortunatamente tali investimenti sono sfuggiti ai controlli interni, e ha ringraziato il giornalista tedesco di Der Spiegel per aver sollevato la questione.

Allora i giornalisti ficcanaso servono !!!!!!!!!!!!

da Peacereporter

La Rai si immola per far godere il puttaniere



Per quei pochi che non avessero capito lo ridiciamo maniera chiara perché è una roba da matti e la tipica notizia alla quale uno tende a non dare importanza quando invece ne ha moltissima:

1) il padrone di Sky, nonché capo del complotto comunista Rupert Murdoch (come Ugo Tognazzi era capo delle BR), offriva alla RAI 50 milioni di Euro l’anno in gettoni d’oro, come a Rischiatutto, per 7 anni (totale 350 milioni, 700 miliardi del vecchio conio, una manovrina) per trasmettere Rai Sat Extra, Rai Sat Premium eccetera, nonché RaiUno, Due e Tre (che saranno da ora in parte criptati) nei suoi pacchetti.


2) La Rai, in cambio di nulla, ha deciso di dire “no” a quest’offerta. Insomma a deciso di tagliarsele per far dispetto a Murdoch e impedirgli di poter dire ai suoi quattro milioni e dispari di utenti di avere un’offerta completa. Considerate che con quei 50 milioni di Euro il servizio pubblico ripianava la metà del suo passivo, che è pari a 120 milioni l’anno, e che non c’è nessun altro soggetto sul mercato disposto a pagare né di più né di meno della cifra offerta da SKY. Insomma dire “no” a Murdoch è una perdita secca e quei canali, sui quali pure qualche doblone era stato investito nell’ultimo lustro, per un bel pezzo diverranno clandestini e non li vedrà più nessuno. Che ci guadagna la RAI a rinunciare ai soldi di Murdoch? Nessuno è riuscito a spiegarlo.

3) Murdoch pagava (troppo poco?) per offrire agli abbonati della parabola un servizio aggiuntivo. Così tutti erano contenti, Murdoch che vendeva, la RAI che incassava e gli spettatori che guardavano. Situazione intollerabile per il fido scudiero Mauro Masi (nella foto a destra), che a Berlusconi deve tutto, da aprile direttore generale della RAI. Detto fatto: adesso Murdoch non offre più il servizio, gli spettatori hanno bisogno di un altro
mauro masi
decoder (e se vogliono vedere tutto spenderanno fino a 120 Euro al mese) e la RAI perde 50 milioni l’anno. Un affarone! In cambio il servizio pubblico sale col suo principale concorrente, che incidentalmente è il capo del governo, sul carro di Tivusat (la piattaforma satellitare di Mediaset+RAI) della quale nessuno al mondo sentiva l’esigenza e dalla quale non guadagna una lira. Non solo: obbliga gli spettatori a comprare un altro decoder, il terzo, oppure a rinunciare a SKY e magari comprare i pacchetti Calcio su “Mediaset premium” che stranamente sembra molto più avanti della RAI nel monetizzare la digitalizzazione. In pratica sono (quasi) tutti scontenti: Sky, la RAI, che ha ai suoi vertici uomini imposti dalla concorrenza e i telespettatori.

4) E’ evidente che Murdoch aveva beneficiato finora di una Mammì satellitare diventando monopolista delle parabole così come la Mammì di Craxi (quello celebrato da Veltroni) aveva consegnato l’Italia nelle mani di Silvio Berlusconi. Chissà, qualcosa di diverso si poteva fare, magari democratizzando l’accesso al mercato televisivo e non semplicemente redistribuendo risorse tra tre soli soggetti per avvantaggiare Mediaset. Siamo troppo visionari se pensiamo che l’IPTV, l’investire nell’aumento di banda disponibile, abbasserebbe l’assicella della concentrazione necessaria all’accesso al mercato televisivo permettendo a molti soggetti di stare sul mercato mentre invece le “piattaforme satellitari” cristallizzano l’esistente intorno ai soliti 2-3 soggetti?

5) Dovrebbe essere chiarito innanzitutto agli spettatori/elettori di Raiset che da quello che bolle o è bollito in pentola sul mercato televisivo hanno solo da perdere. La Gasparri, con l’invenzione del digitale terrestre, obbliga a buttar via (e smaltire!) milioni di vecchie ma funzionanti televisioni analogiche, magari in seconde case usate dieci giorni l’anno, in cambio di servizi a pagamento che potevano essere offerti altrimenti. Quest’ultima decisione della rinuncia della RAI ai soldi di Murdoch obbliga inoltre gli spettatori a comprare un ulteriore decoder per vedere quello che avevano già incluso nel pacchetto SKY fino a ieri. L’unico che ci guadagna è sempre lui, Silvio Berlusconi.

Insomma che ci scandalizziamo per l’illusionismo sulla sorte dei terremotati dell’Aquila o per le prestazioni della prostituta Patrizia D’Addario, tutto è solo fumo perché quando guardi al flusso del denaro e del potere torni sempre lì, alla scatola magica con la quale fa e disfa carriere, compra e vende come al mercato e soprattutto manipola l’opinione pubblica, la tivù, il vero, unico cuore del potere berlusconiano.

di Gennaro Carotenuto

venerdì 31 luglio 2009

Cosa fa la Chiesa di Roma con i soldi dell'otto per mille?



Lasciando da parte ogni polemica sul concordato, l'otto per mille, e tutto l'ambaradan relativo alla Chiesa di Roma, dai dati del rendiconto diffuso dalla C.E.I. per l'anno 2008, mi limito a fare un paio di conti su come sono stati utilizzati i fondi ricevuti dallo Stato italiano per OPM. Dai dati risulta che sono stati introitati complessivamente euro 1.002.513.000, utilizzati per: 424.513.000 esigenze di culto e pastorale, 205.000.000 per interventi caritativi, e 373.000.000 per sostentamento del clero. Riporto la tabella diffusa dal sito della CEI per l'otto per mille (Fonte otto per mille CEI: Conferenza Episcopale Italiana 59ª ASSEMBLEA GENERALE Roma, 25 - 29 Maggio 2009).



Dalla semplice lettura dei dati numerici, senza considerazione alcuna, risulta che l'introito dell'otto per mille ricevuto dalla Chiesa di Roma per l'anno 2008 è stato impiegato per il 20,45% per interventi caritativi, e per il restante 79,55% per uso istituzionale, come dalla tabella diffusa. Il che significa che su ogni 100 euro di 8xmille, vengono devoluti per interventi caritativi circa 20,45 euro. Una maggiore analisi per le singole componenti delle voci di impiego si può trovare leggendo qua relativamente ai dati fino al 2007: Cei cartella stampa. (Fonte: 8xMille Chiesa Cattolica)

Per l'utilizzo dell'otto per mille da parte, ad esempio, della Chiesa Evangelica Valdese, si veda qua: Chiesa Evangelica Valdese.

Per quanto mi riguarda già da alcuni anni opto per la Chiesa Evangelica Valdese, non tanto per convinzione personale, ma piuttosto, dato che l'otto per mille viene comunque ripartito in base ad un complesso meccanismo, per il "male minore", senza offesa o polemica per alcuno. Mi scuso anticipatamente se per caso ho riportato male (involontariamente), i dati dalle tabelle C.E.I.

da Riti e rituali

L'Aquila militarizzata e i Kapò



A L'Aquila non è permesso fare manifestazioni, avere striscioni e fare riunioni nelle tendopoli... questa gente non ha sofferto abbastanza, la loro città presa di prepotenza dal terremoto, dallo stato e dalla protezione civile. E' TEMPO DI RIBELLARSI!!! DIVULGATELO, FATE SAPERE COSA SUCCEDE A L'AQUILA!

martedì 28 luglio 2009

E bravo silviuccio...

Mafia. Mercadante "creatura di Provenzano": 10 anni all'ex deputato di FI


E' arrivata la condanna per l'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante: i giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Bruno Fasciana, hanno inflitto al medico radiologo dieci anni e otto mesi, con l'accusa di associazione mafiosa (la richiesta dei pm era di 14 anni). Per pronunciare la sentenza del processo "Gotha", nella parte celebrata col rito ordinario (altri imputati vengono infatti giudicati con l'abbreviato) il collegio ha impiegato sedici ore, dalle 9,45 di ieri mattina all'1,40 della notte.

Cinque in tutto le condanne, per poco più di 40 anni complessivi: colpevole di mafia ed estorsioni il medico Nino Cina', che ha avuto 16 anni, in continuazione con una precedente condanna; 9 anni e 4 mesi per un'estorsione (ma e' stato assolto da un'altra ipotesi) sono stati dati al capomafia di Torretta Lorenzo Di Maggio, detto Lorenzino; 6 anni poi a Bernardo Provenzano, che in questo dibattimento rispondeva di un'estorsione, derubricata in tentativo; e infine 6 mesi a Paolo Buscemi, titolare del locale 'Boca Chica', imputato di favoreggiamento per non avere ammesso di avere pagato il pizzo.

Quattro gli assolti: sono Marcello Parisi, ex consigliere di circoscrizione di Forza Italia, aspirante candidato (con la sponsorizzazione dei boss) al Consiglio comunale di Palermo, e tre commercianti; e degli imprenditori imputati di favoreggiamento per non avere denunciato il pizzo: si tratta di Maurizio Buscemi, fratello di Paolo, Calogero Immordino e Vito Lo Scrudato, titolari di un'azienda di costruzioni edili, la Dau Sistemi di San Giovanni Gemini (Agrigento).

I pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci avevano chiesto condanne per tutti gli imputati. "Questa sentenza e' il primo riconoscimento, che arriva dai giudici, dell'esistenza di un rapporto tra mafia e politica a un livello molto alto". E' il commento del pm Nino Di Matteo, che con il collega Gaetano Paci ha sostenuto l'accusa nel processo "Gotha" a Palermo. La condanna di Giovanni Mercadante a 10 anni e 8 mesi rappresenta, secondo la Dda, la conferma alle molteplici accuse rivolte a un appartenente al mondo politico, con compiti e ruoli di livello e considerato molto vicino alle cosche.

Nessun commento invece da parte degli avvocati Leo Mercurio (presente in aula stanotte) e Grazia Volo, legali dell'ex parlamentare regionale di Forza Italia. Mercadante, che si trova agli arresti domiciliari per motivi di salute, si era piu' volte difeso sostenendo di essere stato 'vittima' della propria parentela col boss di Prizzi Tommaso Cannella. "Giovanni Mercadante è una creatura di Provenzano, dottore": e' l'8 agosto del 2002, quando il pentito Nino Giuffre' racconta ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo del presunto ruolo che il sessantenne medico radiologo avrebbe rivestito all'interno di Cosa nostra. La posizione dell'ex deputato regionale di Fi condannato nella notte nel processo "Gotha" a 10 anni e 8 mesi per associazione mafiosa, era del resto la piu' delicata del processo: l'accusa aveva sollecitato per lui una condanna a 14 anni, con l'ipotesi che il primario di Radiologia dell'ospedale Maurizio Ascoli fosse stato uno dei consiglieri piu' fidati della cerchia di cui si circondava Bernardo Provenzano. Come lui, il boss di Prizzi Masino Cannella (imparentato con Mercadante), Pino Lipari, Nino Cina' e Vito Ciancimino.

L'imputato non avrebbe esitato ad assistere i mafiosi bisognosi di cure e si sarebbe prestato anche per eseguire o far eseguire delicati esami clinici su Saveria Palazzolo, compagna di Provenzano: il nome del medico, crittografato con un codice segreto, fu decrittato dagli esperti della polizia su una delle lettere che l'ex superlatitante di Corleone si scambiava con i familiari e che fu intercettata nel gennaio 2001, al momento della cattura del boss di Belmonte Mezzagno Benedetto Spera. Contro Mercadante, arrestato un pomeriggio di tre anni fa, il 10 luglio del 2006, anche le accuse di pentiti del calibro di Giovanni Brusca, Angelo Siino e Nino Giuffre' e una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali: l'ex deputato di Forza Italia era infatti gia' stato indagato per due volte, tra il 2001 e il 2005, ma in entrambi i casi la Dda di Palermo aveva preferito chiudere le indagini con l'archiviazione, in attesa di essere in possesso di elementi decisivi.

Secondo il pm Di Matteo, che aveva sostenuto l'accusa con i colleghi Domenico Gozzo e Maurizio De Lucia, oggi entrambi trasferiti in altre sedi, Mercadante avrebbe ottenuto i voti e gli appoggi elettorali dei boss, e si sarebbe prestato a fare da 'braccio politico' di Provenzano. Tra le ultime accuse anche quelle di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito, che aveva confermato quanto raccontato dal pentito Angelo Siino: Mercadante avrebbe chiesto di far uccidere un uomo, presunto amante della propria moglie, ma la condanna a morte sarebbe stata tramutata in 'esilio', perche' il 'fedifrago' era nipote del boss Pino Lipari.

28 luglio 2009

da affaritaliani

Saviano:"la mafia sta ipotecando il futuro dell'Europa"

lunedì 27 luglio 2009

L'agente è gay? Va punita


Ha dichiarato di essere lesbica. Ha denunciato le discriminazioni subite. Ha sfilato al Pride. E ora il questore di Padova vuole il suo licenziamento

Il giorno prima aveva sfilato con altri 150 mila contro le discriminazioni sessuali al Gay Pride di Genova. Una volta ritornata a casa però ha trovato ad attenderla la lettera del suo 'capo', il questore di Padova, Luigi Savina, con cui si avvia la pratica della sua destituzione dalla Polizia. Luana Zanaga, 39 anni di Rovigo, in forza alla polizia patavina, nei mesi passati ha fatto coming out, rivelando pubblicamente la propria omosessualità. E da ottobre dello scorso anno, da quando ha reso pubblica la sua tendenza sessuale, per lei è cominciato un calvario. Dapprima è stata 'processata' da una commissione di disciplina, che ha proposto di punirla con una sospensione dal servizio 'fino a sei mesi'. Ma ora, forse, non farà nemmeno in tempo a scontare quella sanzione, perché è arrivata la nuova tegola: la destituzione. Che nei fatti significa licenziamento.

Il questore Savina nega che nel provvedimento si parli di licenziamento, ma non dice quale punizione intende infliggere all'agente Zanaga. Infatti con la lettera si è solo avviata la pratica di contestazione degli addebiti, mentre i provvedimenti adottati verranno resi noti solo successivamente. A parlare apertamente di destituzione è invece il funzionario incaricato di seguire il caso per conto del questore. E Savina infatti scrive che non è più sufficiente la sola 'deplorazione' con la conseguente sospensione. D'altra parte in questi giorni Luana Zanaga si è anche sentita rivolgere l'accusa di essere pericolosa. Perché, come è scritto espressamente nella lettera del questore Savina, alla fine di maggio ha rilasciato delle dichiarazioni, senza autorizzazione a 'L'espresso', riportate nell'articolo 'Agente gay a rapporto' e poi riprese dal sito Dagospia. Nell'articolo l'agente gay diceva di vivere in un ambiente omofobico, di aver subito il mobbing e di essere stata sottoposta a vessazioni. Come successe anni fa, quando la costrinsero ad andare dal medico per attestarne l'idoneità visto che era omosessuale. "Mi chiedevano se stavo bene con la mia omosessualità e io rispondevo che stavo benissimo", accennava nell'articolo.


Per il capo della Questura di Padova queste accuse sono fortemente denigratorie e portano discredito alla Polizia. Nessun cenno invece, nella lettera, agli altri giornali, riviste e tv che hanno riferito della poliziotta. O alla solidarietà manifestatale dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Pubblicazioni uscite nello stesso periodo e anche successivamente.

Più che per le dichiarazioni dell'agente Zanaga, viene il sospetto che l'infrazione più grave sia aver parlato con il nostro giornale. Invece di approfondire e verificare le accuse della poliziotta sull'ambiente omofobico, si preferisce rimuovere chi solleva dubbi e parla di discriminazioni. Nessuno, infatti, ha chiesto all'agente di portare le prove delle sue accuse. Una denuncia, la sua, circostanziata, precisa e grave, come nel caso dei due poliziotti che le scrissero che doveva "bruciare in un lager". Dunque non c'è stato accertamento della verità, ma è comunque in arrivo una punizione esemplare perché ha parlato.

Così Luana Zanaga rischia di veder svanire il sogno di una vita, cioè fare la poliziotta, solo perché difende e rivendica la propria sessualità

da Espresso

mercoledì 22 luglio 2009

La monarchia di Palazzolo sull'Oglio


Faccio riferimento all'articolo che abbiamo pubblicato l'altro giorno; e ancora ci poniamo la stessa domanda: ma secondo quale legge non è concesso filmare un consiglio comunale???

C’ERA UNA VOLTA LA TELECAMERA

Sintesi del consiglio comunale del 20 luglio 2009

Niente telecamere al secondo consiglio comunale. Il Presidente Chiodini ce lo ricorda subito aprendo la seduta e comunicandoci che non è possibile registrare né fotografare con telefoni cellulari il consiglio comunale e che la ripresa tramite telecamere verrà concessa solo se preventivamente autorizzata. Il Presidente Chiodini non specifica, tra l’altro, a quale legge o regolamento questa disposizione faccia riferimento. Questa mancata specifica non è casuale ma consapevole e a dimostrarlo è il fatto che non esiste una norma che vieti di riprendere i nostri dipendenti in una seduta pubblica.

La seduta procede con una serie di interrogazioni, fra cui ricordiamo le principali:

- la richiesta di aggiornamenti da parte del PD in merito alla costruzione del Centro Commerciale di Quintano. Il Sindaco ribadisce che procederà con il ricorso al TAR per impedirne la costruzione ma che comunque la decisione spetta alla Regione, che ha già concesso l’autorizzazione.

- la richiesta di spiegazioni da parte di Impegno Civica e Palazzolo Cambia-UDC in merito alla chiusura dell’accesso che collega il Centro Diurno Orsatti con il parco della Villa Kupfer, dal momento che tale blocco potrebbe minare l’incolumità dei pedoni che si vedrebbero costretti ad attraversare la strada più volte per entrare e uscire dal parco. Il Sindaco risponde che la decisione è stata presa da lui e che “I cancelli sono chiusi e resteranno chiusi” senza dare ulteriori spiegazioni. Si potrà accedere solamente dal parcheggio della ex sede dei carabinieri. La risposta del sindaco non convince il consigliere Rubagotti che ne sottolinea la sibillinità.

- l’interrogazione da parte dei medesimi consiglieri in merito alla presenza di una collaboratrice del sindaco all’interno del comune in termini di credenziali, ruolo e compenso della stessa. Secondo il sindaco la signora sarebbe una persona di propria fiducia che conosce i metodi del suo lavoro e che al momento non percepisce contributi comunali, ma che a breve verrà integrata nello staff. La signora è iscritta all’albo dei giornalisti e si dovrebbe occupare di comunicazione con funzione di addetta stampa. Il consigliere Ravelli (UDC) ricorda che la legge prevede sì l’inserimento di una persona in staff ma per posizioni ed attività dirigenziali di alta specializzazione e che per la scelta della medesima si dovrebbe ricorrere in via prioritaria ad un/a dipendente comunale. A tal proposito, si riserva di visionare il curriculum della signora. Il sindaco sente la necessità di ricordare a Ravelli che tale persona dovrà lavorare per lui e non per il consigliere. Noi vorremmo ricordargli: ma il sindaco non lavora per noi prima che per se stesso? Il consigliere Rubagotti avrà infine modo di ricordare, nel corso della seduta, il costo a carico del Comune (secondo una delibera di Giunta) che tale figura professionale va a comportare: circa 60mila euro.

Segue la discussione di alcune mozioni proposte dal PD: l’intitolazione di una via o una piazza a Neda Soldano, la giovane donna uccisa mentre protestava pacificamente in Iran, il recupero della Rocha Magna e la richiesta di una nuova sede per l’Accademia Musicale.

Tutte le mozioni vengono sistematicamente bocciate in sede di votazione. Di particolare interesse la motivazione della bocciatura dell’intitolazione a Neda Soldano: poiché non esiste alcun regolamento che disciplini l’intitolazione di una strada, in assenza del medesimo, non è possibile esaudire la richiesta del consigliere del PD Valli. La domanda sorge spontanea: come avranno fatto finora, in assenza di tale regolamento, ad intitolare le strade di Palazzolo?

Altrettanto interessante la bocciatura della richiesta di una nuova sede all’Accademia Musicale, dopo che il Sindaco aveva appena affermato che la nuova sede ci sarà e si troverà nel complesso della nuova scuola materna. La domanda a questo proposito è: se la sede verrà concessa, perché bocciare la mozione che ne ha fatta richiesta?

La seduta si conclude con le ultime discussioni, fra cui una mozione proposta dalla maggioranza per accedere ad alcuni finanziamenti agevolati per il progetto Green Day di riqualifica del fiume Oglio (mozione votata all’unanimità) e la votazione per il rinnovo della commissione preposta all’aggiornamento dei giudici popolari che ha visto eletti il consigliere Fratus (Lega) per la maggioranza ed il consigliere Zanni per la minoranza (PD).

L’associazione Palazzolo a 5 Stelle, a fine consiglio, si è immediatamente premurata di chiedere al presidente del consiglio comunale Chiodini le modalità per richiedere l’autorizzazione a riprendere i consigli e siamo al momento in attesa di risposta.

a cura di Palazzolo a 5 stelle

Delitto Olgiata, Vespa condannato per diffamazione



La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la condanna, già inflitta in appello, a mille euro di multa ciascuno, per Bruno Vespa e la giornalista Valentina Finetti, accusati di diffamazione nei confronti del costruttore Pietro Mattei per un servizio sull'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre avvenuto nella zona dell'Olgiata a Roma il 10 luglio del 1991.

Il servizio venne mandato in onda nella trasmissione Porta a Porta il 13 febbraio del 2002. La sentenza di appello ribaltò l'assoluzione decisa dal tribunale nel 2005. Pietro Mattei, marito della vittima si era costituito parte civile assieme ai due figli attraverso l'avvocato Luigi Di Majo.

Secondo l'accusa, nel servizio mandato in onda su Raiuno, veniva offesa la reputazione di Mattei e dei figli, accostando
l'omicidio a misteriosi conti miliardari, ad una relazione extraconiugale della vittima con un funzionario del servizi
segreti, a un desiderio della stessa vittima di divorziare, ai fondi neri del Sisde, a presunti depistaggi».

Nel resoconto di Porta a Porta si affermava «che Pietro Mattei era stato sospettato dell'omicidio della moglie ma
scagionato grazie all'analisi del Dna e che era stato accusato da una donna che avrebbe fornito ai magistrati nuovi elementi "consegnando anche gli abiti che l'uomo avrebbe indossato il giorno dell'omicidiò, omettendo di riferire che la donna era stata condannata per diffamazione a mezzo stampa in danni di Mattei».

«Auguro a tutti i direttori di giornali di prendersi dopo tanti anni una condanna a mille euro di multa, per omesso controllo di una notizia per la quale era stata offerta anche una rettifica», è il commento di Vespa.

da Unita

martedì 21 luglio 2009

Rai: stravolte le più elementari regole aziendali


Da giorni e giorni, legittimamente, perché così è sempre accaduto, l'attenzione dei media è puntata sui futuri organigrammi Rai. Il toto nomine impazza. Nel frattempo rischia di impazzire l'azienda. Dei futuri organigrammi ci interessa molto poco perché in Rai sta accadendo qualcosa di molto più grave che non la tradizionale spartizione dei lotti. Si sta infatti assistendo ad uno stravolgimento delle più elementari regole aziendali e ad un affossamento di qualsiasi piano strategico. In una indifferenza quasi generale, salvo le importanti prese di posizione di Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, dell’Adrai, di alcune organizzazioni sindacali e di qualche consigliere di amministrazione, si è arrivati alla nomina di un direttore generale ombra come ha efficacemente detto il consigliere Rizzo Nervo, ad una bizzarra distribuzione delle regole tra i vicedirettore generali, ad un tentativo di moltiplicazione delle cariche attraverso un finto piano della radiofonia. Come se non bastasse si sta tentando di creare una forzata alleanza tra Rai e Mediaset contro il resto del mondo, non viene affrontato il grande tema della pubblicità istituzionale e che sempre più si allontana dalla Rai, non si sfiora neanche più il tema dei new media e del loro futuro. Non si parla della confusione e della mancanza di strategie sulle offerte dei nuovi canali permessi dal digitale terrestre e sul rapporto fra questi e la tradizionale offerta generalista (per non parlare dello sconcertante silenzio su Rainews24 ridotta a oggetto di scambio), si assiste ad una umiliazione delle professionalità interne e ad un tentativo di ulteriore riduzione del pluralismo editoriale attraverso un’aggressione mirata e continua nei confronti di Raitre e del Tg3 e di chiunque non accetti questo stato di cose.
A questo punto Non è più possibile far finta di non vedere e così come esiste un trasversalismo deteriore di piccoli gruppi che tentano di costruire una sorta di polo unico Raiset, con Rai in funzione subalterna, è giunto il momento in modo pubblico, palese e trasparente di promuovere in sede istituzionale e politica, ma soprattutto in sede professionale e aziendale uno schieramento trasversale formato da quanti, comunque collocati (e ce ne sono non pochi anche nella destra politica e aziendale) non intendono accettare la progressiva liquidazione di una grande impresa pubblica e soprattutto la liquidazione di quel poco che resta della sua autonomia.

da Articolo21