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mercoledì 8 luglio 2009

Google, sfida a Microsoft


Pronto il sistema operativo
Il Google Chrome OS sarà open source (cioè liberamente modificabile dagli utenti) e farà la sua comparsa su alcuni modelli di pc portatili nella seconda metà del 2010
di ALESSIO BALBI

L'attacco al cuore di Microsoft è stato lanciato: Google ha appena annunciato la nascita di un suo sistema operativo, diretto concorrente del dominatore Windows. Il Google Chrome OS, questo il nome del prodotto, sarà open source (cioè liberamente modificabile dagli utenti) e farà la sua comparsa su alcuni modelli di computer portatili nella seconda metà del 2010.

E così, dopo essersi messa in diretta concorrenza con Microsoft Office e Internet Explorer, lanciando propri programmi per la videscrittura, il calcolo, la navigazione in rete, Google ora tenta di colpire il gigante di Redmond dove fa più male: nel campo dei sistemi operativi per personal computer, dove Windows regna praticamente incontrastato da decenni.

Secondo quanto annunciato da Google sul suo blog ufficiale, Chrome OS sarà pensato per un nuovo tipo di panorama informatico, nel quale i computer sono sempre più rivolti a internet. In questo senso sarà la naturale estensione di Google Docs (la suite di software online per l'ufficio) e del browser Google Chrome. "Gli attuali sistemi operativi sono stati disegnati in un'era nella quale non c'era il web", spiega Sundar Pichai, VP Product Management and Linus Upson, Engineering Director di Google. "Il nuovo sistema operativo dovrà essere veloce e leggero, dovrà avviarsi e portarti in rete in pochi secondi". Per questo, i primi computer a dotarsi del Google Chrome OS saranno i netbook, i piccoli portatili di ultima generazione pensati per gli utenti che hanno bisogno di lavorare e accedere a internet in mobilità.

Google era già presente nei sistemi operativi con Android, il suo prodotto per i cellulari. Chrome OS, che avrà un cuore Linux, potrà essere usato tanto sui portatili che sui computer desktop più potenti. A maggio 2009, secondo i dati forniti da NetApplications, Windows era presente in oltre l'87 per cento dei pc. Al momento, il concorrente più significativo è il Mac OS X, con il 9,8 per cento. I vari sistemi operativi Linux si dividono attualmente circa l'1 per cento del mercato.

da Repubblica

martedì 7 luglio 2009

G8 Italia ridicolizzata, e hanno anche ragione !




LONDRA
- Un summit che sta "discendendo nel caos", su cui è meglio avere "basse aspettative" e che potrebbe addirittura produrre, oltre al rischio di nuove "gaffe di Berlusconi" e controversie sulla sua vita privata, proposte per "espellere l'Italia dal G8" e sostituirla con la Spagna. Sono le indiscrezioni raccolte dalla stampa estera tra le delegazioni degli altri paesi invitati al vertice che si apre domani all'Aquila e i commenti e le previsioni che alcuni dei più autorevoli giornali del mondo, dal Financial Times al Wall Street Journal, fanno sull'appuntamento internazionale che richiama i grandi della terra, e le luci dei riflettori, sul nostro paese.

"Crescono le pressioni all'interno del G8 per espellere l'Italia, mentre i preparativi per il summit scendono nel caos", è il titolo del Guardian di Londra. Nell'assenza di qualsiasi iniziativa sostanziale da parte italiana per organizzare l'agenda del vertice, scrive il quotidiano della capitale britannica, "gli Stati Uniti hanno assunto il controllo", con un giro di conferenze telefoniche effettuate dai loro "sherpa", come si chiamano in gergo gli alti funzionari che pianificano i temi e le iniziative del G8, per "iniettare all'ultimo momento qualche significato" nell'incontro dell'Aquila. "Che sia un altro paese a organizzare le telefonate degli sherpa è un fatto senza precedenti", dice al Guardian un alto esponente della delegazione di un paese del G8. "Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non c'è stata organizzazione e non c'è stata pianificazione".

La reazione di Frattini. Immediata e durissima la reazione del governo. "Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest. Il ministro ha poi definito una "buffonata" la notizia che gli Usa abbiano dovuto prendere in mano l'organizzazione del summit con una videoconferenza tra gli sherpa. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia c'è "un evidente fraintendimento" perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.


"Meglio la Spagna". Dice sempre al Guardian un altro diplomatico europeo coinvolto nei preparativi del vertice: "Il G8 è un club e per far parte di un club ci sono le quote d'iscrizione. L'Italia non ha pagato la propria". Le proteste dietro le quinte del summit sono arrivate al punto, prosegue l'articolo del Guardian, da far circolare suggerimenti di espellere l'Italia dal G8 o da un gruppo che ne diventi il successore. Una possibilità che circola nelle capitali europee, secondo il giornale, è che la Spagna, che ha un reddito pro capite più alto e versa in aiuti al Terzo Mondo una percentuale più alta del pil, "prenda il posto dell'Italia".

Il ministero degli Esteri italiano, afferma Julian Borger, corrispondente diplomatico del Guardian e autore dell'articolo, non ha risposto a richieste di commentare simili critiche. Oltre alle fonti anonime, il giornalista riporta il parere di Richard Gowan, un analista del Centre for International Cooperation presso la New york University: "I preparativi italiani per il vertice sono stati caotici dall'inizio alla fine", dice il politologo. "Già in gennaio gli italiani dicevano di non avere una visione per il summit e che se l'amministrazione Obama aveva delle idee loro erano pronti a seguire le istruzioni degli americani". Il giornale conclude che l'Italia ha cercato di coprire la mancanza di sostanza aumentando la lista degli ospiti, che secondo una stima saranno ben 44. "Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è allargare l'agenda al massimo in modo da oscurare il fatto che non hanno un'agenda", dice ancora il professor Gowan.

"Obama non ha bisogno di Roma". Giudizio analogo è espresso da un editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale, sul Financial Times. "Da settimane", scrive il quotidiano finanziario, "le notizie sulla vita privata del 72enne leader italiano sono stato un totale imbarazzo, ma la sua reputazione è calata per ragioni che vanno al di là dei recenti titoli di giornale". Il Ft afferma che Berlusconi è sempre stato giudicato all'estero come una figura controversa e imprevedibile. Durante il suo precedente governo, dal 2001 al 2006, Bush "aveva bisogno di corteggiarlo" perché Washington era in conflitto con Chirac e Schroeder, "ma oggi tutto è cambiato, Francia e Germania hanno leader fortemente pro-americani, sicché Obama non ha bisogno di essere tollerante verso Berlusconi come il suo predecessore". Il giornale cita le questioni che hanno irritato gli Usa e gli altri membri del G8: l'inadempienza dell'Italia sugli aiuti all'Africa, lo scarso interesse del premier italiano sull'impegno per combattere il cambiamento climatico, la sua ambizione di mediare sull'Iran e sulla Russia. "Le previsioni non sono buone", conclude il Financial Times, ricordando che la prima volta che Berlusconi presiedette un summit del G8 gli fu inviata una comunicazione giudiziaria (Napoli, 1994), la seconda volta il summit fu rovinato dalle proteste e dagli scontri (Genova 2001): meglio tenere "le aspettative vasse" per la terza volta.


La lettera di Annan. Sempre sul Financial Times, un secondo articolo, firmato dal columnist più autorevole di affari internazionale Quentin Peel, rivela che l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, noto per essere uno dei diplomatici più tranquilli e posati della scena internazionale, ha perso la pazienza e ha scritto "una dura lettera personale" a Berlusconi, rimproverandolo per non avere mantenuto gli impegni da lui presi al precedente G8 sugli aiuti all'Africa. In proposito, un corsivo del Guardian ironizza che il premier italiano potrebbe venire ribattezzato "mister 3 per cento", come lo ha chiamato Bob Geldof, il cantante paladino degli aiuti ai paesi poveri, nel senso che Berlusconi "mantiene solo il 3 per cento delle promesse fatte".

La ministra "in topless". A Berlusconi dedica la prima e la terza pagina anche il Daily Telegraph, il più diffuso quotidiano "di qualità" britannico. In prima pubblica una gigantografia di una giovane donna con una maglia traforata sotto la quale non indossa niente: "Quale leader europeo porta il suo ministro pieno di glamour al G8?" è il titolone che l'accompagna. La donna è Mara Carfagna, rivela un articolo a pagina 3, e il leader ovviamente è Berlusconi: "la modella in topless che è diventata ministro riceve il compito di intrattenere le moglie al G8", afferma il servizio all'interno, a causa dell'assenza di Veronica Lario che ha chiesto il divorzio accusando il marito di avere "rapporti copn minorenni" dopo la sua partecipazione alla festa per il 18esimo compleanno di Noemi Letizia.



La Merkel e gli scatti con Silvio. Altri articoli sulle difficoltà logistiche e politiche del summit, che si sommano agli scandali sulla vita privata del premier, appaiono sull'Independent, sul Times e su giornali di altri paesi. Il Wall Street Journal rivela che lo scetticismo e la preoccupazione degli altri leader del G8 è tale che Angela Merkel ha confidato a un consigliere politico che starà attenta a come viene fotografata accanto a Berlusconi durante il summit "nel contesto delle prossime elezioni tedesche": un'immagine ridicola o offensiva accanto al premier italiano, si rende conto il cancelliere della Germania, potrebbe costargli la rielezione.

da Repubblica

domenica 5 luglio 2009

Mafia: Cosa nostra voleva una televisione da Berlusconi



Leggiamo su Repubblica di oggi che è rispuntata per Magia una Lettera particolare, particolarissima, tra le carte del figlio [chi è, La Stampa] di Don Vito Ciancimino. [Sul caso anche La Stampa, Corriere della Sera]

Totò Riina e Cosa Nostra avrebbero chiesto al nostro attuale Premier Silvio Berlusconi, siamo tra la fine degli '80 e l'inizio dei '90, di metter loro a disposizione una delle tre reti del Gruppo Mediaset. Canale 5, Italia 1 o Rete 4.

Se Berlusconi non avesse accettato, carpiamo da una intercettazione pubblicata da Marco Travaglio sul blog Antefatto, Riina avrebbe mozzato la testa a PierSilvio Berlusconi, per poi spedirla al padre ed appendere il corpo in Piazza Duomo a Milano. Sappiamo che Berlusconi, cito testualmente, avrebbe "pagato senza problemi", purché Cosa Nostra la smettesse di "rompere i coglioni".

Sappiamo che Berlusconi si tutelò in maniera perentoria, con successo, insomma, a suo modo: portandosi in casa su segnalazione del Senatore Pregiudicato della Repubblica Italiana Marcellino Dell'Utri, il Boss Mafioso Killer Trafficante Ergastolano Vittorio Mangano, alias "Lo Stalliere". La Testa di ponte di Cosa Nostra al Nord Italia. Sappiamo che il Giudice Borsellino, poco prima di morire, rilasciò un'intervista alla televisione francese in cui parlò di indagini riguardanti i rapporti tra Berlusconi, Dell'Utri, Mangano e Cosa Nostra. Fu l'Ultima Intervista. Sappiamo, leggendo le motivazioni [pdf completo] della Condanna a 9 anni per concorso esterno in Associazione Mafiosa del Senatore Pregiudicato Dell'Utri, che quest'ultimo ha rappresentato per molti anni il tramite tra gli interessi di Cosa Nostra e quelli di Silvio Berlusconi.

Ecco, purtroppo ad oggi non sappiamo come si possa pensare di sconfiggere la Mafia con un Presidente del Consiglio che con la Mafia ha avuto a che fare eccome (arrivano conferme anche dal 2° Grado di Dell'Utri, che giungerà a sentenza tra 5 mesi). Lo stesso discorso vale per la Corruzione, l'Evasione Fiscale, l'Efficenza del Sistema-Giustizia, la Trasparenza ed il Rinnovamento Istituzionale, la Libera Concorrenza, la Libertà di Informazione, la Qualità dell'Informazione, il Pluralismo Televisivo. Ruotando gli Addendi, la Vergogna non cambia.

... Ed infine, domanda cretina per [s-]drammatizzare un pochino: se Berlusconi avesse davvero messo a disposizione una propria rete a Cosa Nostra ... Voi, delle tre ... su quale puntereste il Dito? No, a Rai 1 non c'era ancora Minzolini, non conta ...

da Nonleggerlo

Attenti a quei due !

Bernie Ecclestone

Adolf Hitler sapeva "fare" le cose. E' l'ultima scioccante provocazione del patron della formula 1, Bernie Ecclestone, che in un'intervista al "Times" ha fatto propria la mai del tutto scomparsa corrente di pensiero secondo cui i regimi totalitari spesso funzionano meglio delle democrazie.

"In molti modi, suppongo sia terribile da dire, al di là di cio che ha fatto, Hitler era in grado di comandare molta gente e di fare le cose", ha spiegato nell'intervista, e chissà se pensava anche alla "budget cap", al tetto alla spesa per le squadre di Formula 1 che lui e Mosley non sono riusciti a far passare. Mentre la democrazia "non hanno fatto poi così bene a molti paesi, compresa la Gran Bretagna".

Ecclestone rincara la dose dalle pagine online del giornale inglese. "I politici si preoccupano troppo per le elezioni", ha spiegato, virando poi su questioni di politica internazionale: "Abbiamo fatto una cosa terribile nel sostenere l'idea di liberarsi di Saddam Hussein. Era l'unico che poteva controllare il paese. Siamo andati in quel paese senza avere idea della cultura. Gli americani probabilmente pensano che la bosnia sia un quartiere di Miami. Ci sono persone che muoiono di fame in Africa e noi rimaniamo seduti senza fare nulla, ma siamo coinvolti in cose che dovremmo lasciar stare".

Nell'intervista al Times Ecclestone paragona il presidente della Fia, Max Mosley, all'ex premier britannico Margaret Thatcher. Il numero uno della federazione internazionale, nel braccio di ferro con i team di formula 1, è stato accusato di essere un "dittatore". "Io preferisco i leader forti - ha affermato ecclestone - Margaret Thatcher prendeva delle decisioni e le portava avanti. E' stata l'unica a far progredire questo paese. Tutti questi ragazzi, Gordon (Brown) e Tony (Blair), cercano di accontentare tutti in ogni momento". Mosley invece "ha fatto un super lavoro. E' un ottimo leader. Non credo che il suo passato sia un problema", conclude, riferendosi non tanto allo scandalo del festino sadomaso, quanto ai trascorsi politici suoi e soprattutto padre Oswald, che negli anni Trenta fu fondatore e leader del partito fascista britannico

Max Mosley

30 marzo 2008 - Max Mosley, il boss della Formula Uno, sarebbe un sado-masochista. La sconvolgente rivelazione, con tanto di video-choc, è del domenicale News of the World, che ha raccontato i “giochi pericolosi” del presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA), immortalato in un filmato di 5 ore mentre gioca a fare il comandante nazista con 5 prostitute, tutte vestite con tute a strisce bianche e nere che ricordano quelle usate nei campi di concentramento, alle quali dà ordini e infligge torture di ogni tipo. Nelle immagini, si vede chiaramente Mosley contare in tedesco (“Eins, Zwei, Drei, Vier, Funf, Sechs”) le frustate inflitte sul sedere nudo di una brunetta con una striscia di pelle nera, mentre le altre ragazze osservano in rispettoso silenzio la vergognosa scena. La Fia non ci sta e dopo aver sottolineato che si tratta di una questione "tra Mosley e il giornale", intende far chiarezza.
Prima di infierire sulle donne da sadico, il multimilionario si sottopone allo stesso masochistico trattamento, facendosi denudare da una donna-kapò che gli ispeziona i genitali e gli controlla i capelli per vedere se ha i pidocchi (esattamente come facevano i soldati nazisti con gli ebrei nei campi di sterminio) “abbaiando” ordini in inglese e ad alta voce, quindi lo lega con delle catene a una panca della tortura e lo frusta sul posteriore, intimandogli di chiedere pietà. Stando alle rivelazioni del tabloid, il video sarebbe stato girato nella notte di venerdì scorso nell’appartamento da 2 milioni di sterline (2,5 milioni di euro) che Mosley possiede a Chelsea, non lontano dalla casa che divide con la moglie Jean (i due sono sposati dal 1960 e hanno due figli, Alexander, 37 anni, e Patrick, 35).
Per i loro “servizi speciali” le cinque prostitute avrebbero incassato 2.500 sterline (poco più di 3100 euro) in contanti, pagate dal boss della F.1 in anticipo. Finita l’orgia, durante la quale Mosley (“un bambino in un negozio di dolci”, come scrive il domenicale) non si è fatto mancare nulla, compreso un momento lesbo fra la brunetta di cui sopra e una delle ragazze bionde, il gruppetto si è intrattenuto per una decina di minuti a bere vino (ma il presidente della FIA ha preferito la sua solita tazza di tè) e a chiacchierare. Poi, ognuno per la sua strada che, per quanto riguarda Mosley, punta al Barhain, dove la prossima settimana ci sarà il terzo gran premio della stagione. Come ricordato dal News of the World, Mosley è il quarto figlio di Sir Oswald (morto nel 1980), fondatore del “British Union of Fascists” (formazione politica di estrema destra che negli anni Trenta fu alleata del partito di Benito Mussolini), nonché amico personale di Adolf Hitler e Joseph Goebbels

da Repubblica
e La Gazzetta dello sport

sabato 4 luglio 2009

Incendio all’inceneritore di Piacenza: i media tacciono

A metà giugno un incendio all’inceneritore di Piacenza ha fatto scattare l’allarme diossina. Ancora non si conoscono le quantità di questa sostanza e di idrocarburi aromatici rilasciati nell’atmosfera e nel terreno. Nel silenzio dei mass media, l'Arpa aveva invitato la gente a chiudersi in casa e "lavare bene le verdure". Ma gli inceneritori non erano sicuri?


Tenete chiuse le finestre, non muovetevi da casa”, questo l’ordine lanciato da Vittorino Francani dell’Arpa (Agenzia regionale per ambiente e prevenzione), fra i primi ad accorrere sul luogo dell’incendio. Alle 18:40 di giovedì 11 giugno un capannone con una superficie di mezzo chilometro quadrato ha preso fuoco. Era il deposito rifiuti dell’inceneritore di Piacenza.

Al suo interno si trovavano tonnellate di plastica, metallo, carta e legno. Benché questi imballaggi e scarti industriali fossero destinati alla combustione, non erano ancora stati né separati né puliti. Del resto gli effetti di un simile incendio non sono in alcun modo paragonabili a quelli di una combustione all’interno di un inceneritore munito di filtri. (Nemmeno questi però rendono il processo sicuro e pulito, poiché non catturano le polveri sottili che, oltre a creare gravi danni alla salute, restano nell’atmosfera per sempre).

I gas emessi durante l’incendio hanno formato una nube nera che ha continuato ad alzarsi anche dopo lo spegnimento del rogo, avvenuto dopo oltre due ore. La nube, trasportata dal vento, ha viaggiato per chilometri verso nord-est, coprendo così di nero il cielo dell’hinterland di Piacenza.

Quel che ha dato il colore alla nube è stata la diossina, che si sprigiona ogni volta che bruciano plastica o cartone sporco.

Tali gas possono causare problemi immediati (blocchi respiratori, tosse e fastidi agli occhi), ma anche danni ai polmoni protratti nel tempo, spiega Pietro Bottrighi, primario del reparto di pneumologia all’ospedale di Piacenza.

Nonostante questi rischi, nessun paziente si è recato al Pronto soccorso con sintomatologie respiratorie acute, dichiara l’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Piacenza.

Oltre a rimanere in casa però, i tecnici del dipartimento di Sanità pubblica hanno consigliato di lavare bene la frutta e la verdura proveniente dagli orti della zona. L’Arpa ha proseguito gli accertamenti presso il centro Enìa (società che gestisce impianti ambientali di pubblica utilità), effettuando campionamenti dei terreni e dei vegetali nell’area interessata.

Ha inoltre prelevato i filtri della centralina di monitoraggio ambientale di Gerbido, per effettuare rilievi sull’emissione di diossina e di IPA (idrocarburi policiclici aromatici). Il tutto è stato inviato nella sede di Ravenna per gli esami necessari. “Al momento abbiamo rilevato un aumento dei livelli di monossido di carbonio e degli idrocarburi”, ha dichiarato Sandro Fabbri, direttore di Arpa Piacenza.

La pubblicazione delle quantità di diossine e idrocarburi aromatici presenti nel terreno e nell’atmosfera però, non è ancora avvenuta.

Oltre ai danni ambientali vi sono quelli economici, che comunque risultano “tutto sommato modesti, viste anche le dimensioni dell’incendio”, si legge nel giornale locale Libertà.

Grazie all’intervento dei dipendenti di Enìa si tratta ‘solo’ di qualche decina di migliaia di euro: “Abbiamo salvato il trituratore, la macchina che trita i rifiuti e che è molto costosa, poi con gli estintori abbiamo tentato di fermare le fiamme, ma erano troppo forti e ci sono voluti i vigili del fuoco” racconta Anselmo Baistrocchi, responsabile degli impianti Enìa.

I giornali locali (gli unici a parlarne) hanno attribuito l’incendio a un’autocombustione favorita dal calore. Ammesso che questa spiegazione venga confermata, si tratterebbe comunque di un problema grave. L’apparente spontaneità dell’autocombustione, però, non attenua la responsabilità di chi ha trascurato le misure di sicurezza che avrebbero dovuto evitarla.

da Terranauta

venerdì 3 luglio 2009

Internet, wi-fi gratis a Venezia per i residenti

Dal 3 luglio copertura assicurata nel centro storico, al Lido e nei parchi pubblici e centro di Mestre


VENEZIA - Partirà ufficialmente il 3 luglio con iniziative e giochi online lungo il Canal Grande, l’offerta gratuita della connessione wi-fi a Internet ai cittadini di Venezia. Il progetto è stato annunciato oggi dal vicesindaco, Michele Vianello, e rappresenta l’inizio di una serie di ulteriori passi per lo sviluppo della ’cittadinanza digitalè e per fare di Venezia un motore di sviluppo dell’innovazione basata sulla collaborazione in Rete. I residenti potranno accedere alla rete senza fili grazie al nome utente e alla password ottenuti iscrivendosi sul sito www.cittadinanzadigitale.it. La copertura sarà assicurata inizialmente in tutto il Centro storico, al Lido, nei parchi pubblici e nel centro di Mestre. Entro l’autunno si punta a connettere anche le isole di Murano e Burano e il Parco scientifico tecnologico di Marghera. Da settembre, un accesso potrà essere fornito anche ai turisti dietro la spesa di una cifra simbolica. La connettività è assicurata dalla rete a banda larga di proprietà comunale (oltre diecimila chilometri di fibra ottica posati dalla metà degli anni Novanta) gestita da Venis Spa, azienda informatica di proprietà comunale, con un investimento di 10 milioni di euro.

Il 3 luglio è stato provocatoriamente «dedicato» alla Corte costituzionale francese, che ha respinto la legge che puntava a restringere l’accesso a Internet «richiamandosi semplicemente - ha fatto notare Vianello - ai principi di uguaglianza della Rivoluzione francese». Verranno allestiti due vaporetti per un incontro tra blogger esperti della Rete e giovani delle Superiori (soprannominati «BateoCamp»), una caccia al tesoro interattiva e un incontro al Parco di San Giuliano tra giovani di Venezia e Mestre. In prospettiva, l’amministrazione punta ad allargare i servizi interattivi digitali, sia per i residenti (petizioni, segnalazioni, sportelli e certificati) che per gli operatori turistici e per le istituzioni culturali, allo scopo di aprire alla consultazione l’immenso patrimonio artistico pubblico e privato.

da Corriere del veneto

PER SOLLECITARE POSSIAMO MANDARE TUTTI UNA MAIL A QUESTI INDIRIZZI:
"Cari dipendenti pubblici comunali in primis sindaco Paroli
Vi chiediamo gentilmente di adeguarvi ai tempi e permettere a noi cittadini di avere la connessione internet gratuita.
Questo segno di progresso sarà visto da tutti noi come la vostra voglia (ndr politici) di guardare al futuro e allo sviluppo della nostra città e provincia.
Siamo sicuri che voi vi adopererete per non rimanere indietro rispetto al comune di Venezia e siamo sicuri che alle prossime elezioni ce ne ricorderemo… altrimenti poco male, provvederà sicuramente la giunta successiva.
Grazie
Nome Cognome
Via XXX e numero civico”


Comune di Brescia
uffgab@comune.brescia.it

Ufficio Relazioni con il Pubblico

urp@comune.brescia.it

mercoledì 1 luglio 2009

FREERUNNER: L`ANTI-iPHONE LIBERO E SENZA COSTI


E` basato sulla tecnologia open source e permette di navigare con wi-fi e 3G senza costi aggiuntivi. Più economico dell`iPhone, FreeRunner si prepara a spodestare il colosso Apple nel campo della telefonia mobile di terza generazione.

Aspettavate con ansia l'arrivo sul mercato del tanto atteso iPhone della Apple ma siete rimasti tristemente delusi dai suoi costi al limite della bancarotta? Niente paura, per voi affamati di tecnologia c'è un'alternativa che vi permetterà, spendendo relativamente poco, di tuffarvi nella nuova generazione della telefonia mobile: FreeRunner.

Prodotto dalla OpenMoko, FreeRunner è uno smartphone basato sul sistema operativo Linux e sullo sviluppo di software aggiuntivi open source. Permette quindi agli utenti di poter scaricare via web dei pacchetti di programmi personalizzati da altri users per i più svariati utilizzi. A parte la forma, le differenze fra il telefono Apple e il suo concorrente lower cost sono minime: un touchscreen abbastanza ampio (2.8 pollici), sensore di movimento, connessione wi-fi e 3G (senza dover pagare costi aggiuntivi d'abbonamento), un processore da 400MHz e un chipset d'accelerazione grafica sia 2D che 3D. La differenza sostanziale è il prezzo: FreeRunner costa 320 euro, contro i 500 euro medi di un iPhone "sbloccato" in Italia.

La possibilità di utilizzare programmi modificati e creati dagli utenti dalla rete, nonostante la disponibilità di scelta di FreeRunner sia nettamente inferiore a quella dell'Apple Store del melafonino, si rivelerà in futuro una scelta quantomai azzeccata: a partire del 2013 infatti la maggior parte dei telefonini utilizzerà programmi open source, portando così FreeRunner in netto vantaggio rispetto al rivale Apple, che da sempre chiude ai programmatori la sua gamma di software impedendo lo svilupparsi di versioni personali e "non ufficiali" dei software per iPhone. Purtroppo al momento lo smartphone della OpenMoko è acquistabile solo online in Europa in Francia, Germania e Gran Bretagna.

E se qualcuno di voi l'ha già acquistato ecco un link interessante:
Come iniziare con il tuo Neo FreeRunner Openmoko

Fonte